Il valore e l’unicità della cultura e delle tradizioni bhutanesi

Dopo il folgorante debutto alla regia con “Lunana: Il villaggio alla fine del mondo“, il regista bhutanese Pawo Choyning Dorji torna a raccontare il suo paese come sceneggiatore, regista e produttore in “C’era una volta in Bhutan“.

 

Nel 2006, il re del Buthan decide di abdicare e vengono indette le elezioni democratiche, per la prima volta nella storia.
Bisogna perciò insegnare alla popolazione come si vota in un Paese i cui segnali di modernizzazione sono i televisori (a tubo catodico) che trasmettono un film di 007.
Le peregrinazioni degli addetti che vanno a istruire la popolazione e dei sostenitori dei tre partiti in lizza s’intrecciano con quelle di un americano che vuole acquistare un fucile antico da un monaco, in un bizzarro percorso che mescola umorismo, armi di ogni epoca, eccentriche cerimonie religiose e acuti tocchi sociali.

 

Gli attori come sempre non sono proprio famosi, ma sono Harry Einhorn, Tandin Wangchuk, Tandin Phubz e Pema Zangmo Sherpa.


 

Che ne dite di leggere la bella recensione della nostra inviata Bianca Maria Sezzatini ?
 
“Martedì 30 aprile 2024 esce nelle sale cinematografiche italiane il film “C’ERA UNA VOLTA IN BHUTAN”, titolo originale “The Monk and the Gun”, dello sceneggiatore, regista e produttore Pawo Choyning Dorji, il primo a riuscire, nella storia del cinema buthanese, a candidarsi all’Oscar.
Pawo Choyning Dorji si era già messo alla prova raccontando la storia del suo Paese nel primo film “LUNANA – IL VILLAGGIO ALLA FINE DEL MONDO” narrando gli usi e i costumi di una popolazione, come quella dei villaggi buthanesi, che non sapeva neanche cosa fosse tecnologicamente il grande schermo.
 
Nel 2006, il Re, rinunciando in parte ai suoi poteri decide di indire, per la prima volta nella storia del Paese, elezioni democratiche. Anche se aiutati da funzionari statali inviati nei vari villaggi per spiegare le dinamiche elettorali, il film descrive proprio l’impatto a cui sono soggetti i cittadini del Buthan con queste prime elezioni simulate.
La trama del film è arricchita dalla contesa di un antico fucile della guerra civile americana tra Ron, collezionista e trafficante di armi giunto appositamente dagli Stati Uniti, che lo cercava con grande tensione nervosa ed emotiva, ed un giovane monaco assistente del Lama del villaggio di Ura che “espressamente” chiedeva, per il giorno delle elezioni di poter avere un fucile, proprio quello in possesso, chissà come, di un contadino del suo villaggio, con lo scopo, “di rimettere le cose a posto” al fine di salvaguardare il loro stile di vita che sarebbe stato sconvolto con l’avvento della democrazia, della tv, di internet, del cinema e del consumismo in generale con il passaggio dalla ruralità alla modernità dell’occidente.
 
Distribuito da Officine Ubu, “C’ERA UNA VOLTA IL BUTHAN”, con Harry Einhorn, Tandin Wangchuk, Tandin Phubz, Pema Zangmo Sherpa, Tandin Sonam, è un film non privo di richiami sociali e valori su scelte decisamente molto diverse dalle nostre.
Premiato a “Roma Film Festival” e al “Box Office Usa” è un film assolutamente da vedere!”

 

E se queste parole vi hanno incuriosito ecco il trailer ufficiale !!

 


 

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