C’era una volta in Cina

In Italia Jia Zhangke non e’ molto conosciuto, ma al momento assieme a Zhang Yìmóu e’ il piu’ importante cineasta cinese contemporaneo (quella che chiamano “sesta generazione”).
 
Dopo “Il tocco del peccato” (Miglior Sceneggiatura a Cannes 2013), il Leone d’Oro “Still Life” (2006) e l’acclamato “Al di là delle montagne” (2015), arriva il suo nuovo film “I figli del fiume giallo (Ash is Purest White)“, che era in concorso allo scorso Festival di Cannes.

 

Datong, 2001. Qiao e Bin gestiscono una bisca, finché un agguato attenta alla vita di Bin. Per salvarlo Qiao spara in aria e viene arrestata. Uscirà di prigione cinque anni dopo, ma Bin ha cambiato vita a Fengjie e non vuole più vederla.

 

Nel cast Zhao Tao ((la musa di sempre di Zhangke), Liao Fan, Yinan Diao, Feng Xiaogang, Casper Liang e Zheng Xu.

 

Sentiamo la recensione di Fabio Bresciani che ha visto per Amicinema in anteprima questo film:
 
“Il nuovo film del regista indipendente cinese Jia Zhang-Ke mescola il genere noir col melò, per farne una riflessione sui cambiamenti vissuti e subiti dalla Cina in questi anni attraverso la lente della sua filmografia rielaborando temi e personaggi dei suoi film precedenti, in particolare Unknown Pleasures (2002) e Still Life (2006). La trama è molto semplice. Qiao è innamorata di Bin, un gangster locale. Nel corso di una rissa tra bande rivali, Qiao apre il fuoco per difenderlo. Questo gesto di lealtà le costerà cinque anni in carcere. Quando viene rilasciata, si rimette sulle tracce di Bin per riallacciare i rapporti con lui.
 
La coppia del film vive ai margini della società. Sopravvive sfidando l’ordine sociale convenzionale, appartenendo a una fratellanza criminale denominata “Jianghu” con un rigoroso codice d’onore: un mondo di individui che osano sfidare l’ordine costituito e che vivono secondo i principi morali della bontà e dell’ostilità, dell’amore e dell’odio. In quest’ottica si svolge il teatro dei conflitti tra le diverse bande criminali nella provincia dello Shanxi. È il luogo in cui la vecchia generazione percepisce un senso di crisi nella nuova generazione. È una storia simile a quella di un western, ambientata in un panorama desolato, in un clima freddo, in prossimità di vecchie miniere di carbone. La protagonista interpretata da Zhao Tao, musa e compagna del regista, fa trasparire sul suo volto tutta la disillusione e lo spaesamento che lei vive in prima persona e di riflesso anche quelli di un’intera nazione. L’apertura all’Ovest e le trasformazioni economiche lasciano indietro persone, fanno perdere di vista gli antichi valori.
Qiao nel corso della sua storia vivrà sulla sua pelle l’amore totalizzante attraverso la passione, il sacrificio, il tradimento, la fuga e il ritorno.
 
Il film si apre in Cina all’inizio del XXI secolo e si chiude nel 2018. Jia Zhang-Ke ha sempre amato le storie che si sviluppano su un ampio arco temporale: il tempo detiene i segreti della vita, le storie e le esperienze. Nel finale i due cercheranno un ritorno al passato che però, attraverso una mirabile inquadratura di una videocamera, si rivelerà in tutta la sua natura solo una finzione “digitale”.
Un’opera stratificata di un cineasta maturo che prova a guardare indietro al proprio passato per riproporlo nel suo consueto stile lirico e estetizzante continuando a riflettere sull’entrata della Cina nel XXI secolo.”

 

Finale con il trailer ufficiale di questo film !!

 


 

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