Una favola metropolitana tra fate, principi e principesse

Dal 10 dicembre arriva nei cinema italiani “Leone nel basilico” il nuovo film di Leone Pompucci distribuito da Microcinema.

 
“Celeste ha circa 60 anni, è vedova e vive in una casa di cura. Un giorno, si addormenta nella stazione ferroviaria e viene svegliata da una ragazza che le mette tra le braccia un bimbo e scappa via. Decide di lasciarlo alla Polizia, ma la madre ritorna a riprenderlo e finiscono per trascorrere la mattina insieme, fino a quando Maria non sarà testimone della morte della ragazza. Così, l’orgogliosa Maria Celeste si troverà a dover salvare quel bambino. E salvando quel bambino, salverà se stessa.”
 
Nel cast la bravissima Ida Di Benedetto assime a Carla Signoris, Catrinel Marlon, Augusto Fornari, Domenico Diele e Mariano Rigillo.
 
La nostra inviata speciale Anna Baisi ha visto il film e quindi sentiamo subito le sue parole:
 
Leone nel basilico un titolo criptico ho pensato salvo poi scoprire che Leone è un bimbo di pochi mesi che verrà “depositato” in un carrellino della spesa e messo a sedere su un vaso di basilico: più chiaro di così.

Parrà bizzarro se non fosse che questo film di Leone Pompucci è girato come una favola e come tale può permettersi di essere stralunato, surreale e fantastico.
Nel film incontriamo due fate con tanto di bacchetta magica, un elefante con il suo domatore, una principessa con la parrucca bianca, una strega cattiva, un principino nato sotto un cavolo ed un principe.
In realtà la principessa è la madre di Leone, una povera ragazza borderline, sola, senza soldi, con il volto meraviglioso ed intenso di Catrinel Marlon – esaltato da stupendi primi piano – che vorrebbe l’amore, lo chiede con occhioni pieni di speranza ad un principe di passaggio ma non è quello il momento giusto e ahimè il principe si accorge troppo tardi di essere tale.
Invece la strega cattiva è proprio “cattiva” e nella sua vita, che il film ripercorre in maniera suggestiva, fantasiosa ed anche poetica, ha commesso azioni indegne, egoistiche, prive di affetto e calore umano.
Il principino è Leone e contro ogni previsione da favola che si rispetti troverà la salvezza, da quello che sembra il suo unico e nefasto destino, proprio grazie alla strega cattiva, l’arcigna e detestabile sessantenne Maria Celeste a cui è stato affidato, suo malgrado per sempre, dalla madre.
Maria Celeste è interpretata da Ida Di Benedetto che riesce con il suo volto gelido e volutamente inespressivo a regalarci una impenetrabilità sfingea come richiede d’altronde il suo personaggio raggelato nell’odio e nella indifferenza che ha frapposto fra sé e l’umanità intera a cominciare dal suo stesso figlio amato/odiato, cercato/allontanato con perfido cinismo e stizzosa cattiveria.
Il principe è un tutore dell’ordine e diventerà … questo non ve lo posso proprio svelare.
Le fate sono due anziane signore, simpatiche, sagge e anche un pò “svanite”, che vivono in un ospizio e cercano invano di stringere amicizia con la strega cattiva, anch’essa ospite della casa di cura, ma non ci riescono perché Maria Celeste non accetta la sua condizione e l’ospizio lo definisce “albergo” proprio per mantenere una siderale distanza dalla sua triste realtà di donna inesorabilmente sola.
La storia è ambientata a Roma in luoghi già visti ma qui stravolti da una fotografia impersonale che dilata gli spazi rendendoli enormi e soffocanti: una città assolata e deserta, ripresa soprattutto in non luoghi (la stazione e l’ospizio) per amplificare la sensazione di vuoto, di silenzio, di mancanza di intimità e di umanità.

Il regista ci racconta, a suo modo, la storia di una infanzia abbandonata, più per un destino crudele che per volontà, della solitudine di due emarginate, una forse per scelte sbagliate l’altra perché non avendo saputo dare un briciolo di amore si è ritrovata nella medesima situazione anaffettiva.

Il finale con tanto di elefante e domatore è proprio da bella favola e ci verrà svelato dalle nostre due simpatiche ed arzille fate.

E’ raro trovare un film allo stesso tempo poetico e fantasioso quanto crudele, magico seppure cinico, amorevole nello sguardo del regista ma amaro nelle immagini e nei destini dei personaggi.
Gli omaggi a Pasolini e Fellini sono espliciti ma l’omaggio più sentito, quello che commuove è rivolto alla vita di questa umanità rifiutata, reietta e disperata perché ci rivela che comunque ogni vita vale la pena di essere vissuta ed anche una vita sbagliata su quasi tutti i fronti ha diritto ad un riscatto e per Maria Celeste ci sarà.

Leone viene salvato da Maria Celeste che ha scelto di non essere strega cattiva fino in fondo e ha voluto riscattare un’infanzia tradita finalmente sopraffatta dall’affetto per il piccolo Leone e grazie a questo gesto di amore anche lei si è redenta.

L’amore, così difficile da dare e da ricevere, inaspettatamente ha il sopravvento e cambia i destini, quasi ad insegnarci che nella nostra unica e proprio per questo incommensurabile vita vale sempre la pena di darsi una seconda possibilità hic et nunc”.

 
Come sempre godiamo un anticipo del film con il trailer:
 


 

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