Leone d’oro all’ultimo Festival di Venezia “Father Mother Sister Brother” è un altro grande film di Jim Jarmush (ben sei anni dopo “I morti non muoiono“) che in Italia ha la sua prima uscita mondiale.
Una sorella e un fratello quarantenni si ritrovano a mantenere un padre squattrinato che li invita a visitarlo solo quando ha bisogno di un aiuto economico; due sorelle, anche loro over 40, vanno a prendere il the dalla madre, famosa scrittrice, e fanno a gara per sembrarle più riuscite di quello che sono; due gemelli, maschio e femmina, intorno alla ventina devono confrontarsi con la morte dei genitori, scomparsi in un incidente con l’aeroplanino che guidavano.
Tre episodi ambientati tre Paesi – Stati Uniti, Irlanda, Francia – e collegati da pochi dettagli: un Rolex forse vero, forse falso; un modo di dire; un gruppo di skaters che sfreccia accanto ai protagonisti; l’insolita propensione a brindare con un the o un caffè; e soprattutto il disagio nell’abitare in quel non-luogo dell’anima definito Desolandia.
Grande cast con Cate Blanchett, Adam Driver, Vicky Krieps, Mayim Bialik, Tom Waits, Charlotte Rampling, Indya Moore e Luka Sabbat.
Questo è un breve estratto da una recente intervista del regista di Akron (Ohio):
Volevo girare un film diviso in capitoli ma senza che apparissero separati, non mi piace mai quel tipo di struttura.
Li immaginavo come un movimento unico nel quale ognuno di essi rimandava all’altro. Per questo li ho scritti come se fossero un pezzo musicale in cui i passaggi appunto sono sempre collegati fra di loro.
Il primo episodio, Father, è stato anche il punto di partenza, mentre lo scrivevo gli altri prendevano forma. Tom Waits per il ruolo del padre e Adam Driver e Mayim Bialik per quello dei figli sono stati subito lì, scrivo sempre pensando a interpreti specifici, anzi direi che mettere a fuoco un certo attore o un’attrice per una storia mi spinge a andare avanti a raccontarla.
Le relazioni in una famiglia sono sempre complicate, quelle coi genitori soprattutto. Io però non volevo giudicare i miei personaggi, non credo che mentano davvero, diciamo che evitano di dare risposte precise a certe questioni. Il mio ruolo di regista non è dire chi si comporta bene e chi no, preferisco osservare, mi piace anche una certa ingenuità che mostrano nel loro agire.
Ho perduto i miei genitori ma non parto da questo, poi è chiaro che i riferimenti personali entrano sempre nella scrittura, possono riguardare me o cose che ho sentito, che mi sono state dette da altri. Per esempio il Rolex vero o falso, che è un altro leitmotiv delle tre storie, arriva da un mio amico che è un etnomusicologo. Viveva nella Repubblica Centrafricana, e con i pigmei Bayaka, ha registrato la loro musica per anni, e comprava dei Rolex falsi a New York, per corrompere i funzionari africani.
Senza indugi spazio al trailer ufficiale della nuova opera del maestro del cinema indipendente americano !
