Il potere dell’arte di curare l’anima attraverso la bellezza

Con “Martin Eden” nel 2019 il regista casertano aveva strappato il premio per il miglior attore (Luca Marinelli) a Venezia e quest’anno ha sfiorato il bis con Valeria Bruni Tedeschi, strepitosa interprete di “Duse” uno dei film più attesi e più consigliati della stagione.

 

Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico.
Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta, e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza.
Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto, gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava.
Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.

 

Oltre alla protagonista principale troviamo Fanni Wrochna, Noémie Merlant, il grande Fausto Russo Alesi, Edoardo Sorgente e la partecipazione speciale di Noémie Lvovsky.


 

Ecco le parole del regista durante la conferenza stampa al Festival di Venezia.
 
La scelta di quessto soggetto non deriva assolutamente dalla mia fascinazione per il genere dei biopic che, tuttavia, per alcuni versi condivide tratti con la mia passione per l’archivio e il documentario, ma dall’interesse per questo personaggio che rappresenta una vere e propria chiave di volta per comprendere profondi cambiamenti storici.
Sono attratto dallo spirito di Eleonora Duse più che dalla sua storia: una donna ottocentesca che si affaccia al cambiamento epocale del secolo breve.
Da qui la mia decisione di concentrarmi sui suoi anni crepuscolari: e’ il tempo dell’ignavia che poi è quello che viviamo ancora oggi dove niente è vero e tutto è permesso.
 
La storia racconta quello che vuole. Credo che il fascismo si sia appropriato della figura di Duse, un po’ come è avvenuto per il Milite Ignoto. Il potere è sempre attratto dagli artisti, che sono innanzitutto persone fragili ed umane. Sono state narrate tante storie di Duse. Noi volevamo raccontare il suo spirito e la sua fragilità. Credo nel potere dell’arte di curare l’anima attraverso la bellezza.
Io, venendo dall’archivio e dal documentario, amo l’imprevisto: per me l’imprevisto nel cinema è linfa vitale. La sceneggiatura, di per sé, è un’opera incompiuta. Con Valeria ho potuto lavorare in estrema libertà, grazie a una condivisione attiva del fare cinema. Anche Valeria ama l’imprevisto. Per questo, dopo aver chiuso la scena, riuscivamo sempre a ritagliarci una ventina di minuti per andare per conto nostro.
Siamo figli dell’epoca dell’ignavia, della confusione, della non speranza, a differenza di chi è venuto prima di noi, della generazione del dopoguerra.
 
Oggi siamo figli di un’epoca in cui non esiste più un immaginario. Proprio per questo, ora è il momento della disobbedienza civile, perché, in fondo, siamo tutti soggetti all’industria culturale. Ma non c’è niente di male nel tornare a mangiare pane e cipolle per fare cinema dal basso. L’arte diventa più potente quando nasce dalla bellezza dell’anima.”

 

Godiamoci adesso il bel trailer italiano !

 


 

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