La globalizzazione e le migrazioni

Io capitano” segna il ritorno alla regia di Matteo Garrone, 4 anni dopo il discusso “Pinocchio“.
 
Il film e’ in concorso all’ultimo Festival di Venezia e chissa’ che non porti a casa qualche premio visto che il regista romano porta in sala una bella storia purtroppo molto attuale.

 

Il film racconta il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa, due giovani che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

 

Con gli esordienti Seydou Sarr e Moustapha Fall.


 

Sentiamo le parole di Garrone in una recente intervista prima del Festival rilasciata al giornale “The Guardian”:
 
“Questo film è il controcampo di una scena che abbiamo visto molte volte. Noi europei siamo abituati ad avere il controllo dell’inquadratura: guardiamo la gente che arriva dal mare, a volte viva, a volte morta. Io ho provato a cambiare la prospettiva.
Le migrazioni hanno diverse ragioni: scappare dalla guerra, da condizioni climatiche avverse, dalla povertà. Ma il film parla di un’altra migrazione, che ha a che fare con la demografia dell’area sub-sahariana, un territorio in cui il 70% degli abitanti ha meno di 30 anni, e con la globalizzazione.
Tendiamo a pensare che la globalizzazione sia un fenomeno dell’occidente, ma non è cosi. Anche in Africa la gente usa la tv, gli smartphone e i social network. La finestra sull’Europa è costantemente aperta: trovo molto umano, e naturale, il desiderio di andare a vivere in un posto che sembra più attraente del proprio.
 
I due protagonisti vogliono viaggiare per il mondo, esattamente come facciamo noi. Vedono gente della loro età che lascia la Francia per venire in Senegal e non capiscono per quale ragione non potrebbero fare altrettanto. Questo tipo di migrazione è stata molto poco raccontata dal cinema.
Il tema è molto delicato e ci ho messo anni a capire quale fosse il giusto approccio. Ho cercato di essere fedele a me stesso e alla realtà, provando a non complicare troppo il racconto. Il che, per un artista, è sempre molto difficile. Stavo entrando in una cultura che non è la mia e volevo fare un film con loro, non su di loro
Sul set c’era chi aveva vissuto sulla sua pelle la tortura in Libia e chi aveva attraversato a piedi il Sahara. Mi hanno aiutato a costruire il film nei dettagli.
Il copione, scritto in italiano, è stato tradotto in francese e poi insegnato al cast in Wolof, la lingua più diffusa in Senegal.
 
Il film non offre giudizi di tipo morale sulla scelta compiuta dai due protagonisti, non dò risposte. Racconto la storia del loro viaggio e lascio che sia il pubblico a lasciarsi guidare soggettivamente dai propri sentimenti. Ciascuno trarrà le proprie conclusioni”

 

Questo e’ il trailer ufficiale della pellicola !!

 


 

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