Dal vostro inviato a Venezia: il giorno di Owen Wilson 29/8/14

Sbarcato al Lido in una giornata decisamente calda, il vostro inviato incontra il primo consistente gruppo di fan dietro il Casinò. Sono ragazzine e sono in attesa di Owen Wilson.  Il vostro inviato sente il peso della sua ignoranza: Owen Wilson, chi è costui? In attesa di scoprirlo inizia
il primo film della giornata.

“Heaven knows what” è opera dei fratelli Safdie, registi newyorkesi indipendenti. Recitato dalla protagonista  Arielle Holmes

cui la storia è realmente accaduta,  racconta la vita di un gruppo di ragazzi newyorkesi, eroinomani e senza casa, perennemente sull’orlo di una crisi esistenziale, eppure assolutamente normali. Girando con la tecnica dei videoclip, i fratelli Safdie fanno per la sottocultura dei vagabondi urbani ciò che Almodovar aveva fatto per i trans: da esseri alieni, terrorizzanti e innavicinabili, li trasformano in esseri umani come noi.

Poi  il vostro inviato ritorna in Sala Grande per il primo film italiano in concorso, mentre Owen Wilson rimane un nome misterioso. Prima del film  il direttore della mostra Alberto Barbera consegna il Leone D’Oro alla Carriera al regista Frederick Wiseman, per la sua opera di documentarista. Wiseman viene presentato al pubblico che non lo conosce (come del resto il vostro inviato) dall’amico Michel Piccoli (con lui nella foto). Wiseman ringrazia il cinema con questa bellissima frase: “As a perpetual adolescent I have had the opportunities to realize my fantasies.”

“Anime Nere” di Francesco Munzi, primo film italiano in concorso, è un bel film ambientato tra le mafie calabresi dell’Aspromonte. Ricorda da lontano Tre Fratelli di Francesco Rosi, ma il film di

Munzi è più duro, amaro e disperato. Il finale è riuscito a sorprendere il vostro inviato, rendendo ancor più interessante il film. Peccato alcune scene inutili, qualche ingenuità in alcuni personaggi, qualche sbavatura di sceneggiatura. Grande successo in Sala Grande, dove al regista e agli attori (nella foto) sono stati tributati oltre dieci minuti di applausi.

Il terzo film della giornata “99 Homes” è del regista iraniano naturalizzato americano Raim Bahrani, di cui il vostro inviato aveva già visto e apprezzato due anni fa “At any price”, purtroppo mai distribuito in Italia. Bahrani racconta il lato oscuro del sogno americano, il successo che si trasforma in avidità a scapito della comunità e addirittura della propria famiglia. Non c’è spazio per i perdenti, i “losers” in

America. E per vincere ogni mossa è consentita. Bravissimi i due interpreti Michael Shannon e il giovanissimo Andrew Garfield, con il regista e il produttore nella foto. Speriamo che questa volta i distributori italiani si accorgano di Bahrani.

Nel frattempo la confusione all’esterno del Palazzo del Cinema ha raggiunto l’apice: dunque le fan non erano lì solo per Andrew Garfield, di lì a poco capiamo: sta per arrivare Owen Wilson, che è uno dei protagonisti dell’ultimo film della giornata, “She’s funny that way” del grande Peter Bogdanovich. Il vostro inviato scopre finalmente che Wilson è l’attore feticcio di Wes Anderson, è quello che fa il figlio cattivo in Grand Budapest Hotel, e ha recitato in una serie infinita di commediole americane che il vostro inviato snobba per assoluta mancanza di tempo.

Del resto Wilson è un divo vero , si concede al bagno di folla con generosità, mentre altrettante fan lo attendono trepidanti in Sala Grande.

Il film è un omaggio a Lubitsch e alle commedia sofisticata di Hollywood degli anni 40. E’ un omaggio al cinema di evasione, alla fantasia, al piacere di immaginare e raccontare una favola. Del resto  è una favola, sotto forma di commedia degli equivoci, sofisticata, mai grottesca, a tratti divertententissima. Bravissima Jennifer Aniston, che non era al Lido, nei panni di una psicologa nevrotica. Ma bisogna vederlo in lingua originale. Le doppiatrici italiane della Aniston sono terribili e hanno contribuito non poco a darne una immagine di oca bionda incapace di recitare. Insomma un film che fa tornare a tutti la voglia di andare al cinema, da non perdere.

 

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