Quasi amici

Questo e’ lo spazio dedicato a tutti i commenti, critiche e spunti di discussione che vorrete lasciare sul film “Quasi amici”.

 

Dati Tecnici

Regia: Eric Toledano e Olivier Nakache
Con: François Cluzet, Omar Sy e Anne Le Ny.
Durata: 112 min


Trama del film

A seguito di un gravissimo incidente di parapendio, Philippe, ricco aristocratico, assume come aiuto domestico Driss, un giovane di periferia appena uscito dal carcere. In breve, la persona meno adatta per il lavoro. I due vanno a vivere insieme, così come potrebbero fare Vivaldi e il gruppo Earth, Wind & Fire. Due mondi si scontreranno, per dare poi vita, però, ad un’amicizia pazzesca, divertente e forte: inaspettatamente si creerà un rapporto unico e intoccabile.”

Trailer

http://www.youtube.com/watch?v=K3bZkh4xkSo

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  1. Davide Righini scrive:

    Questi francesi ne hanno fatta una giusta! Finalmente un film transalpino che vale la pena vedere (vero è che pure The Artist è formalmente un film francese, ma in realtà si tratta di un omaggio al cinema americano degli anni 20, se non un omaggio al cinema muto in generale). Trattato malissimo dalla distribuzione italiana (a cominciare, come già fatto notare da Stefano, dalla traduzione del film…”Intoccabili” era troppo poco fantasioso?) e dalla critica (“pieno di luoghi comuni” “banale”) in realtà è sì un film commerciale, il che toglie finalmente il peso dell’eccessivo intellettualismo che spesso zavorra i film francesi rendendoli spesso indigesti, con qualche furba strizzatina d’occhio allo spettatore, ma (e ripeto, ma) con una grande lezione di umanità sottintesa e non mai smaccatamente esibita che innalza questo film. Le situazioni estreme piacciono al cinema (che è nato proprio per questo in ultima analisi..farci vivere senza il fastidio dei tempi morti delle avventure nei panni di altri), ma trattare la disabilità senza riversare sui portatori di handicap la falsa compassione e la commiserazione dei cosidetti “normodotati” è – al di là della finzione scenica (che poi finzione non è dato che lo spunto è una storia vera) – qualcosa di nuovo. Chiunque abbia a che fare con persone con disabilità fisiche sa che il film, sebbene esagerando, indica la via giusta…Trattare in modo schietto e senza false cautele chi ha una disabilità è il piacere migliore che possiate fargli; trattarlo da “diverso” è la peggiore uniliazione. Questo film può solo migliorarci…il paragone con altri film italiani strombazzati dalla critica (il cui titolo tacerò per amor di Patria) che girano intorno ad un’ideuzza scippata da altri film è sinceramente imbarazzante! Sebbene con riluttanza non mi posso che complimentare con i francesi che hanno avuto il coraggio di fare un film simile…un po’ di coraggio anche ai nostri produttori? De Laurentis ci sei? Lo stipendio di Cavani si può pagare anche investendo in altri film che non contemplino Christian de Sica nel cast..

  2. Piccolo gioellino, da vedere e da fare vedere.
    Il film è semplice, fresco, positivo, carico di entusiasmo e coinvolgente.
    La leggerezza con la quale si affronta un tema delicato come quello della malattia e dell’integrazione di una persona diversamente abile, non fa perdere drammaticità a un film che strappa tante risate e allo stesso tempo riesce a commuovere.
    Nella migliore tradizione dei film francesi, il film affronta anche il problema educativo e della crescita dei giovani e dei ragazzi. Temi che vengono intrecciati perfettamente con il percorso di crescita dei protagonisti e dei bambini/ragazzi di cui ognuno di loro sente la responsabilità.
    Come tutti sanno, adoro il cinema francese (almeno quei pochi film che ho visto finora) però non sottovaluterei troppo il cinema italiano, penso ad esempio a “Questione di cuore”..

  3. Annafranca Geusa scrive:

    La bella caratteristica delle commedie francesi è proprio quella di riuscire, nella maggior parte delle volte,  a dare il giusto equilibrio tra ironia tagliente e sensibilità, ironia che raramente cade nel becero o nel patetico riuscendo ad evitare di innescare inopportune polemiche,  caso abbastanza raro in Italia, per lo meno a mia conoscenza,  seppur non impossibile, come per esempio la bella commedia  “Si può fare” con Bisio. E in questo film questa caratteristica è espressa al massimo con una storia bella e vera, divertente e intelligente, dove si parla di disabilità senza ignorare cosa sia davvero e senza perdere il contatto con le persone, con chi la vive sulla propria pelle e con chi deve occuparsene, nella quotidianità e nell’intimo, senza pietismo ma mostrandone, con sensibilità, tutta l’amarezza , la solitudine, la difficoltà e la possibilità di superare tutto con ciò che rimane e che è l’uomo: la personalità , i sentimenti e la passione comunque per la vita, capace di infondere il tocco magico attorno, e non c’entra la comodità e la possibilità concessa dal lusso in cui vive quest’uomo, certo questo rende tutto più facile, accessibile e infonde maggiore leggerezza, ma è soprattutto la predisposizione mentale, ad accettare di vivere e valorizzare quello che di meglio rimane di se stessi. Vi consiglio inoltre la lettura di questo bell’articolo : http://invisibili.corriere.it/2012/02/27/a-lezione-dagli-intoccabili/

  4. Manuela Geri scrive:

    Non dimentichiamo che il film è tratto da una storia vera, e il ricco aristocratico (Philippe Pozzo di Borgo )
    aveva posto come condizione che il film risultasse divertente…

  5. Manuela Geri scrive:

    Non ho ancora visto il film, che è nella mia lista di priorità da prima che uscisse, quindi non posso giudicare il “fattore “politically correct” (cosa che comunque è talmente presente in Italia, nei film e nella vita reale, da diventare…diciamo “disturbante”) , ma Stefano…ricordi di avere visto dei film in cui si rideva DEI tetraplegici? Io no, e spero non ne esistano…

  6. Stefano Chiesa scrive:

    Per una volta lasciamo da parte il “politically corrected” e un certo buonismo mischiato a pietà e compassione.
    In “Quasi amici” (orrenda traduzione del titolo francese “Intouchables”) mancano completamente e questo permette di costruire un bel film che ride con i tetraplegici piuttosto che dei tetraplegici. Anzi sono proprio loro i primi a scherzare su stessi.
    Si perche’ il riflettore qui e’ puntato piu’ che sul malato, sulla persona: uomini che anche se immobili, non hanno certo paralizzata l’ironia, l’amore, la rabbia, la goliardia, perfino anche l’eccitazione sessuale (e nel film ci sono delle gustose scenette in merito).
    Ovviamente “Quasi amici” guarda a tutto questo con tocco lieve e non drammatico, ma senza scendere nel banale o nel macchiettistico.
    La storia di Philippe e Driss, inquadrata nella classica contrapposizione ricco/povero, acculturato/ignorante, bianco/nero, e’ ben congegnata e ci regala dei momenti davvero intensi e commoventi.
    E altri invece nei quali e’ impossibile non aprirsi ad una risata sincera o farsi coinvolgere nel loro amore per la vita che Driss riesce a iniettare nuovamente nel corpo di Philippe.
    Gli attori sono semplicemente strepitosi e sicuramente meritato il premio a Omar Sy come miglior attore protagonista ai premi del cinema francese.
    Una domanda finale che pongo a me e chi legge: sarebbe stato possibile in Italia fare un film cosi’ ? Dove la malattia e’ vista con uno sguardo positivo e una vena veramente “bastarda dentro” percorre tutta la pellicola ?

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