Albert Nobbs

Mercoledi’ 15 febbraio “Albert Nobbs” e’ stato protagonista dell’uscita degli Amici del Cinema.

Come da buona abitudine apriamo lo spazio dedicato a tutti i commenti, critiche e spunti di discussione che vorrete lasciare sul film.

 

Dati Tecnici
Regia: Rodrigo Garcia
Con: Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson e Jonathan Rhys-Meyers.
Durata: 113 min

Trama del film
“Una donna conduce da decenni la sua vita travestita da uomo. Si fa chiamare Albert Nobbs e lavora come maggiordomo in un hotel, sopravvivendo nella travagliata Dublino di metà Ottocento. Ma non ricorda più neppure il suo nome da ragazza e, a causa di questa sua antica scelta, si ritrova ormai in una vera e propria prigione spirituale.”

Trailer
http://www.youtube.com/watch?v=kFMCA7FQN90

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  1. Omer Loncours scrive:

    Il film non riesce mai a coinvolgerti, manca di atmosfera. Concentrandosi sui personaggi non riesce a dare una ricostruzione sostanziale dell’epoca. Si vede la voglia di Gleen Close di portare questo presonagio sullo schermo, ma anche le interazioni con il signor Page sono .. troppo casuali.. la contrapposizione del percorso che le ha portate a vivere quella vita è evidente ed è forsa la sostanza del film, ma ci sono troppe cose abbastanza forzate. In effetti al giorno d’oggi è più credibile la storia di Page, ma forse è più reale quella di Nobbs in ogni caso nel racconto nessuna delle due riesce a convincere fino in fondo.
    Tra Gleen Close e la McTeer … possiamo tranquillamente secgliere Merryl Streep

  2. Cristina Ruggieri scrive:

    A parte la regia, che definirei inesistente, a me il film è piaciuto, tanto che mi è venuta voglia di leggere il romanzo da cui è tratto. L’ambientazione a Dublino, con le strade, l’hotel, i personaggi mi ha affascinato. Ma ancora di più mi hanno affascinato le storie parallele di Albert Nobbs e del Signor Page. Perchè è chiaro che sono due i personaggi della storia, anche se la presenza di Glenn Close tende a mettere Nobbs in primo piano.
    Entrambe le protagoniste si sono trasformate da donne a uomini, ma Albert per necessità, Page per scelta. Albert è il simbolo del conformismo sociale. Ci tiene a far sapere che è di nobili origini, e la povertà lo disgusta. I suoi sogni sono quelli “imposti” dalla società dell’epoca. Una moglie e una famiglia tradizionale. E tutto diventa strumento per raggiungere questo scopo. Anche l’essere umano, in questo caso Helen, con la quale infatti non riesce mai a entrare davvero in comunicazione, perchè Helen non è in grado di condividere il suo sogno.
    L’opposto di tutto ciò è invece il Signor Page. Nessuna sua scelta è convenzionale. Abbandona il marito che non amava, diventa l’uomo che sente di essere, va a vivere con la donna che ama e poi si sposa, per mettere a tacere le malelingue. Ciò che lo guida sono le ragioni del cuore, non la convenzione sociale. Per questo è affascinante come uomo, e per questo riesce a ottenere ciò che desidera. Al contrario di Nobbs.
    E in questo senso il film, malgrado sè, fa passare il messaggio ottimista del racconto da cui è tratto (che non ho letto, ma immagino) che il cuore vince sulle convenzioni sociali. E scommeterei che il racconto originario non si intitola Albert Nobbs.

  3. claudio lupi scrive:

    Il film mi è piaciuto, mi ha affascinato la vita di Albert intimamente misantropa e assai più nobile dei tanti viandanti che frequentavano l’hotel. LA MUSICA: quasi inesistente, non per presenza ma per consistenza, probabilmente una scelta precisa per lasciare la storia senza accenti nè drammatici nè poetici.
    Una musica “anonima” paragonabile al vapore su un vetro, una scelta interessante.

  4. Annafranca Geusa scrive:

    Nel mio giudizio divido il film in due parti, il personaggio Albert Nobbs e tutto il resto: giudizio ottimo sul primo, pessimo sul resto. Albert ne viene fuori come un’anima pura, ingenua, costretta a “mascherarsi” da uomo per sentirsi al sicuro in un mondo difficile per le donne, e in queste vesti coltiva le sue speranze di una posizione migliore, fino a sentirsi sufficientemente sicura del suo diverso ruolo, grazie a Hubert, tanto da permettersi di desiderare anche una famiglia e un amore e difende fino a morirne la sua conquistata fiducia nella possibilità di Vivere. Glenn Close è grande e interpreta al meglio tutto ciò! Ma poi il resto del film è venuto male nonostante sia evidente lo sforzo: l’omone Hubert (nomination per l’attrice Janet McTeer?! Perché?), la banalmente meschina proprietaria dell’albergo, l’inutile patetico cameriere ubriacone, la superflua figura del medico, il solito giovane arrivista. Si salva Helen, ben interpretata tra onestà e passione, a parte l’epilogo della sua vita che vuole passare per happy ending ma che è un solo rimedio ad una vita di strada. Bella la fotografia. In sintesi un film promettente ma mal riuscito. Ma è un peccato se questo impedirà l’Oscar a Glenn Close!

    • Cristina Ruggieri scrive:

      E invece a me il Signor Page è piaciuto di più di Albert Nobbs. Bravissima sì Glenn Close, ma il personaggio di Janet McTeer era molto, molto più affascinante.

      • Annafranca Geusa scrive:

        Concordo con il fascino del personaggio Hubert Page, che lo stesso Albert sente e che gli permette di avere il coraggio di osare, ma non mi è piaciuta l’interpretazione della McTeer, il suo mascheramento come uomo non reggeva, non era minimamente credibile nella sua parodia di uomo e questo, a torto lo ammetto, mi ha sminuito lo stesso personaggio.

  5. Cristina Bellosio scrive:

    L’innegabile bravura di Glenn Close, la sua ostinata volontà di portare sullo schermo quest’opera, di cui fu potagonista a teatro, non è sufficiente a garantire la buona riuscita del film.
    I temi trattato sono interessanti ( l’ambiguità sessuale, la volontà di affermazione della donna in una società repressiva, la necessità di indossare maschere per nascondere la propria identità….), c’è grande cura ed eleganza nella riproduzione delle ambientazioni, ma la trama non convince ed è priva di credibilità, in particolare nella seconda parte, dove viene narrato l’innamoramento di Albert per la giovane cameriera..

    • Cristina Ruggieri scrive:

      Albert non è affatto innamorato di Helen. Se ne vuole servire per il suo “sogno” di felicità conformista. Il racconto è stato scritto da uno scrittore irlandese di fine ottocento che forse quel tipo di società lo conosceva meglio di noi.

      • Omer Loncours scrive:

        Concordo assolutamente, infatti l’amore è proprio la cosa che manca nel film. Gleen Close si trova a fare l’uomo per necessità, non per scelta e dopo 30 anni passati a comportarsi da uomo pensa proprio come un uomo (vedi la pianificazionione economica del corteggiamento).

      • Cristina Bellosio scrive:

        Sì, in effetti, hai ragione Cri, il termine innamoramento è improprio…probabilmente Albert vuole semplicemente concludere una sorta di affare matrimoniale e, pur incuriosito e attratto dal capire che cosa sia l’amore ( vuole conoscere più a fondo la storia di Page e compagna) non riesce a coglierne che l’aspetto esteriore e conforme…
        Non concordo con Omer, però, nel vedere mancanza di amore nel film…il sentimento che accomuna Page alla sua compagna sembra essere di amore così come il gesto finale di Page verso Helen e il suo bambino…

  6. Stefano Chiesa scrive:

    Ammetto che, sarà la stata la stanchezza del periodo o una radicata insofferenza per i film in “costume”, ma Albert Nobbs mi ha annoiato.
    La storia e’ interessante, l’interpretazione di Glenn Close ottima (tutta giocata sul togliere, sul trattenere le emozioni internamente), ma questa volta farei vincere a questo film il famoso premio di Ciak “Colpo di sonno”.
    Si vede poi che Rodrigo Garcia e’ un mestierante e nulla piu’, fare il regista, in un modo o nell’altro, significa dare un senso e una impronta al film e lui non e’ assolutamente riuscito nello scopo !!!

    • Cristina Ruggieri scrive:

      Per me niente colpo di sonno, grazie al Signor Page però, non Albert Nobbs. Ma concordo sulla regia. Inesistente. E io direi, nonostante Garcìa, e nonostante Glen Close, la forza dei personaggi riesce a far emergere il senso della storia. Almeno per me.

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