Le stanze dell’assenza

Presentato in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “The Echo Chamber” è il nuovo film di Andrea Pallaoro, regista italiano ormai di casa al Lido dopo “Medeas”, “Hannah” e “Monica“.
 
Ma a rendere il progetto ancora più particolare c’è soprattutto la sua origine: il film porta infatti sullo schermo l’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci prima della sua scomparsa, realizzata insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Una storia d’amore che parla di desiderio e dipendenza, vicinanza e solitudine, e di quel confine sottilissimo oltre il quale la cura può trasformarsi in controllo.

 

Leo e Anne vivono una relazione intensa e tormentata. Si cercano, si avvicinano, si perdono e poi tornano ancora una volta l’uno verso l’altra, incapaci sia di lasciarsi definitivamente sia di liberarsi dal legame che li tiene insieme.
Presenza e assenza, desiderio e controllo finiscono progressivamente per confondersi. Intorno a loro, tra le stanze della casa, continua a risuonare la voce di Ava, capace di attraversare il tempo e riportare in superficie ricordi, ferite e sentimenti che sembravano ormai impossibili da trattenere.

 

Luca Marinelli interpreta Leo, mentre Alicia Vikander veste i panni di Anne.
A completare il terzetto principale c’è Susan Sarandon nel ruolo di Ava May. Nel cast troviamo inoltre Ann Akinjirin nei panni di Victoria, Peter Coonan in quelli di Edward e Aomi Muyock nel ruolo di Alma.
Le musiche e le canzoni originali sono firmate da Clément Ducol, premio Oscar per “El Mal” di “Emilia Pérez”.


 

Andrea Pallaoro racconta che “The Echo Chamber” rappresenta per lui un’esperienza nuova: è infatti la prima volta che dirige un film partendo da una sceneggiatura che non ha concepito personalmente. Proprio questa distanza iniziale gli ha però permesso di affrontare da una prospettiva diversa alcuni temi che attraversano da sempre il suo cinema, a cominciare dal fragile confine tra intimità e dipendenza, affetto e ossessione, cura e controllo.
 
Al centro della storia c’è un amore ormai inseparabile dalla sofferenza. Il dolore fisico ed emotivo modifica il modo in cui i personaggi cercano la vicinanza dell’altro e anche la tenerezza può lentamente trasformarsi in possesso. Pallaoro allarga però il discorso oltre Leo e Anne: ciò che gli interessa è quella tendenza molto umana ad aggrapparsi proprio alle persone, ai ricordi e ai sentimenti che ci impediscono di andare avanti.
 
“The Echo Chamber” parla così soprattutto delle tracce che lasciamo gli uni negli altri: ricordi, ferite, desideri e dipendenze. Le relazioni possono diventare contemporaneamente un rifugio e una prigione. I personaggi continuano a ripetere gli stessi schemi emotivi perché cercano disperatamente una connessione, ma allo stesso tempo ne hanno paura e preferiscono manipolare ciò che li circonda piuttosto che confrontarsi con la propria solitudine.
 
Secondo Pallaoro, questa tensione viene raccontata anche attraverso gli spazi e i silenzi. L’idea è quella di osservare ciò che rimane dopo che qualcosa sembra essere finito: una voce, un gesto, un ricordo o una presenza che continua a esistere anche nell’assenza.
Un’eco, appunto, destinata a risuonare molto più a lungo delle persone che l’hanno prodotta.

 

Che ne dite di terminare con il bel trailer ufficiale ?

 


 

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