Presentato in concorso alla 83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove John Malkovich ha conquistato una meritatissima Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, “Wild Horse Nine” è il nuovo film scritto e diretto da Martin McDonagh, autore di “In Bruges”, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “Gli spiriti dell’isola“.
Ambientato nel Cile del 1973, poco prima del colpo di Stato contro Salvador Allende, il film porta due vecchi agenti della CIA sull’Isola di Pasqua e trasforma un viaggio apparentemente marginale in una storia di amicizia, colpa e memoria politica.
Chris e Lee sono due agenti della CIA che lavorano insieme da anni. Poco prima del golpe cileno del 1973 vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore MJ. In mezzo ai moai e all’isolamento di uno dei luoghi più remoti del pianeta, i due uomini si ritrovano a fare i conti con le missioni compiute in passato, con segreti che sarebbe meglio lasciare sepolti e con una fiducia reciproca ormai tutt’altro che scontata.
Quando Chris stringe un rapporto con due giovani studentesse ribelli, la situazione comincia a complicarsi ulteriormente, mentre sul continente la Storia sta per cambiare per sempre il destino del Cile.
John Malkovich interpreta Chris, un agente anziano e tormentato dal proprio passato, ruolo che gli è valso la Coppa Volpi a Venezia. Sam Rockwell veste invece i panni del suo collega Lee, compagno di missioni e di una lunga amicizia fatta di complicità, sospetti e affetto. Steve Buscemi è il loro capo MJ, mentre Mariana Di Girolamo e Ailín Salas interpretano le due studentesse incontrate sull’isola. Completano un cast particolarmente ricco Tom Waits e Parker Posey.
La fotografia è firmata da Ben Davis, il montaggio da Mikkel E. G. Nielsen e le musiche da Carter Burwell.
Intervistato da FRED Film Radio durante la Mostra di Venezia, Martin McDonagh racconta che “Wild Horse Nine” nasce da un viaggio compiuto sull’Isola di Pasqua circa quindici anni prima.
“Sono andato all’Isola di Pasqua quindici anni fa per vedere se ci fosse una storia da raccontare”, spiega. Per molto tempo aveva immaginato diverse versioni con due uomini sull’isola, senza però riuscire a trovare una ragione davvero forte per la loro presenza.
La svolta arrivò quando McDonagh tornò a pensare al ruolo della CIA nel Cile del 1973 e al sostegno statunitense alle operazioni che contribuirono alla destabilizzazione del governo democraticamente eletto di Salvador Allende. A quel punto, racconta, tutti gli elementi della storia cominciarono finalmente a trovare il proprio posto: l’Isola di Pasqua, i due agenti e soprattutto il peso morale delle azioni compiute in passato.
Chris e Lee non sono però soltanto due funzionari di un apparato politico. McDonagh considera il loro rapporto il vero cuore del film e arriva a definirlo, in un certo senso, una storia d’amore tra due uomini. Sono amici da moltissimo tempo, conoscono reciprocamente debolezze e menzogne e, nonostante tutto ciò che li divide, rimane tra loro un legame profondo. È proprio questa dimensione affettiva a permettere al film di passare continuamente dalla commedia alla malinconia.
Il regista non voleva infatti rinunciare al tono che attraversa da sempre il suo cinema. Ama la commedia e i dialoghi capaci di diventare improvvisamente assurdi, ma in “Wild Horse Nine” cercava un equilibrio con qualcosa di molto più oscuro: la vecchiaia, il rimorso e la consapevolezza di avere partecipato ad azioni che hanno avuto conseguenze enormi sulla vita di altre persone.
McDonagh racconta di essere interessato alla storia del Cile fin dall’adolescenza. Uno degli obiettivi del film era quindi ricordare ciò che accadde e il ruolo giocato allora dal governo americano. Girando e montando il film, però, si è accorto che quella storia ambientata nel 1973 sembrava dialogare sempre di più anche con il presente. Le modalità cambiano, ma l’interferenza delle grandi potenze nella vita politica di altri Paesi continua a essere un tema sorprendentemente attuale.
Anche la scelta di John Malkovich nasce dal bisogno di un attore capace di rendere contemporaneamente pericolosità, ironia e rimorso. McDonagh racconta che nei momenti di silenzio dell’attore voleva poter leggere una quantità enorme di tristezza senza bisogno di spiegazioni. Accanto a lui, Sam Rockwell offre invece un’interpretazione più trattenuta, costruita soprattutto sull’affetto e sulla lealtà verso un uomo del quale non sa più fino a che punto possa fidarsi.
Che ne dite di verderci il trailer ufficiale italiano ?
