Vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025 e candidato spagnolo per il Miglior Film Internazionale finalmente in questo inizio d’anno possiamo godere grazie a Mubi della visione di “Sirat” il film diretto da Oliver Laxe (“O que Arde”, “Mimosas”).
Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe trovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non solo per le asperità del terreno.
Tra gli attori Sergi López, Bruno Núñez, Stefania Gadda e Joshua Liam Herderson.
Prendiamo una recente intervista del regista spagnolo ad un giornale italiano perchè davvero molto interessante:
Quando mi sono trasferito in Marocco vent’anni fa ho scoperto il significato della parola Sirat. In verità sono due: uno è un percorso, il sentiero giusto. L’altro indica un ponte tra l’inferno e il paradiso. Un simbolo che comunica in modo sottile e profondo, ma anche qualcosa che mi sfugge. Ho voluto che le mie immagini fossero semplicemente libere da me stesso.
Oggi i registi strumentalizzano eccessivamente le loro immagini. Ma quando vuoi raccontare troppo non dici nulla. Se c’è un accumulo di retorica nell’immagine la si uccide. Dobbiamo fidarci di più dello spettatore e capire come registi quando fermarci.
Sirât è un film abitato da immagini che sono vive. E non perché sono un genio. È solo che le prime immagini che ho assorbito erano collegate al mio inconscio e a quello collettivo. Molti mi hanno detto che dopo aver visto Sirât le immagini non scompaiono, perché penetrano davvero il metabolismo umano.
Penso che oggi non ci sia niente di più politico della poesia. Se vuoi cambiare il mondo, quello che devi fare è elevare la coscienza dello spettatore. Credo che il cinema possa guarire l’immaginario collettivo. Ma quando vuoi fare un film direttamente politico non tocchi lo spettatore, non lo commuovi. I film politici sono essenziali, ma non sono mai potenti come un film poetico.
Scegliere questa comunità è stata una scelta politica. Pregare con i nostri corpi nella natura è qualcosa che abbiamo fatto per migliaia di anni, una dimensione sacra, cerimoniale e spirituale propria della cultura rave.
Una cerimonia comunitaria, come il cinema. Apparentemente siamo soli, ma in verità condividiamo. È essenziale difendere questo aspetto.
Per la musica del film sono stato una specie di scultore. Ho lavorato con Kangding Ray, un musicista techno molto famoso.
Volevamo creare qualcosa di catartico all’inizio del film. E lentamente la musica diventa più trascendentale, esoterica, spirituale. Ci avviciniamo, attraverso la musica ambient, alla musica sacra.
Immancabile finale con il trailer ufficiale !
