Dare voce ai traumi subiti dagli iraniani

Vincitore della Palma D’Oro al Festival di Cannes 2025, “Un semplice incidente” è il nuovo bellissimo film di Jafar Panahi. l’ennesima testimonianza di un’idea di cinema straordinariamente vitale, capace di coniugare impegno civile, sperimentazione formale e una libertà d’invenzione probabilmente senza pari.
 
Anche questo film è girato clandestinamente senza il permesso ufficiale delle autorità iraniane, un’opera che unisce dramma e ironia, muovendosi sul sottile confine tra tragedia e grottesco.

 

Padre, madre e figlioletta percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea.
Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell’auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere.
Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona.
Cercherà conferme in altri che, come lui seppure in misure diverse, hanno subito la ferocia dell’uomo.

 

Gli attori sono Madjid Panahi, Ebrahim Azizi, Vahid Mobasseri e Mariam Afshari.


 

Questo è un estratto da una recente intervista del regista iraniano.
 
Ho voluto mostrare due posizioni ricorrenti nella nostra società.
Quando il protagonista va a cercare nella libreria il vecchio compagno di cella si sente dire che non c’è bisogno di scavare la fossa alle persone del regime perché lo stanno già facendo da sole, un frase che allude alla progressiva perdita di terreno della repubblica islamica.
Mentre l’altra corrente di pensiero sostiene che bisogna sterminare tutti gli oppressori. Dunque? Come comportarsi?
 
Uno dei problemi principali nella maggior parte delle rivoluzioni, almeno in quelle che ho studiato, è che chi arriva al potere dopo e magari è stato vittima di chi c’era prima con il carcere, le torture e via dicendo finisce per comportarsi allo stesso modo.
È come se non credessero che si possa interrompere questa spirale di violenza e continuano sulla stessa via di chi hanno rovesciato.
Per quanto mi riguarda sia nella società che in carcere ho incontrato gente con opinioni diverse, e di alcuni a volte pensavo: se arrivassero al potere cosa succederebbe in questo Paese?
 
La storia si ripete, da un regime nasce un altro regime. Però ho trovato pure chi ha condiviso con me una visione politica non violenta, come un professore universitario con cui eravamo in prigione, il suo sguardo è molto presente nel film.
Ho cercato anche di rappresentare altre parti della società al di là di questa opposizione fra violenza e non violenza, come quella maggioranza silenziosa che aspetta e non sa ancora cosa vuole o coloro che con la politica non c’entrano nulla come il protagonista che è stato arrestato perché reclamava la sua paga.
Volevo lasciare lo spettatore con una domanda finale: cosa succederà nel futuro?

 

Ecco il trailer ufficiale !!

 


 

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