Transiti

Christian Petzold e’ un regista tedesco molto famoso in Germania e assiduo frequentatore del festival di Berlino.
 
Ma nel nostro paese comunque sono stati distribuiti ed apprezzati “La scelta di Barbara” (2012) e “Il segreto del suo volto” (2014)
 
La donna dello scrittore” (in originale Transit) il suo ultimo film e’ tratto dal romanzo “Transito” di Anna Seghers, scritto a Marsiglia nel 1942. Utilizzando uno strabiliante parallelismo tra i fatti storici del passato e la Marsiglia dei giorni nostri, Petzold racconta la storia di un grande amore impossibile fra la fuga, l’esilio e il desiderio di raggiungere un luogo che possiamo chiamare casa.

 

Le truppe germaniche hanno raggiunto Parigi e ora scendono verso il sud della Francia. Georg, un rifugiato tedesco, è riuscito a raggiungere Marsiglia. Ha con sé i documenti, un visto per l’ambasciata messicana e il manoscritto di un romanzo di Weidel, uno scrittore che si è suicidato temendo di essere catturato. Georg ha assunto la sua identità ed ora è alla ricerca di un passaggio su una nave americana. Ma l’incontro con Marie, una giovane donna che è in cerca del marito scomparso e che nel frattempo si è legata a un medico, muta i suoi progetti.

 

Nel cast la brava Paula Beer (“Frantz”) e Franz Rogowski (“Happy End”), Godehard Giese, Lilien Batman.


 

Sentiamo le parole di Petzold:
 
“Il libro di Anna Seghers è stato sottoposto alla mia attenzione molto tempo fa da Harun Farocki, che lo considerava un libro fondamentale. Harun era nato nel 1944 nel Sudetenland da genitori che avevano dovuto lasciare la propria terra, e ho pensato che avesse sempre cercato di scoprire particolari connessioni tra il XX secolo e scrittori come Franz Jung, George Glaser e Anna Seghers.
Quello che esisteva prima del fascismo era una innocenza perduta e “Transito” è un libro che è stato essenzialmente scritto in quel momento di transizione.
Durante gli anni, lo abbiamo letto e riletto perché è un libro a cui entrambi potevamo relazionarci: vivere in uno stato di transizione e avere un personaggio la cui storia si sviluppa in uno spazio specifico ma senza avere una casa. In “Transito” non
esistono case in cui poter tornare. Essere a casa coincide di fatto con la condizione di non averne una.
Avevo già girato “Il segreto del suo volto”, un altro film storico insieme ad Harun, ambientato negli stessi anni e che ricostruiva quella situazione, quello stato d’animo. Harun ed io avevamo già scritto un primo trattamento da cui partire per realizzare “La donna dello scrittore” e lo avevamo concepito come un film storico ambientato a Marsiglia nel 1940.
Dopo la morte di Harun, ho ripreso in mano il progetto ma non ero più sicuro di voler realizzare un film storico. Non volevo ricostruire il passato. Ci sono rifugiati in ogni parte del mondo e viviamo in una Europa in cui riemergono i nazionalismi, non volevo ritrovarmi nella comfort zone della ricostruzione storica.
Poi tempo fa stavo parlando con un architetto che mi spiegava che l’aspetto affascinante dell’architettura della DDR è che gli edifici, risalenti a quel periodo, non sono stati demoliti ma li possiamo osservare ancora integri, accanto alle nuove costruzioni. La storia della DDR non è nascosta sotto altri strati ma è rimasta visibile integralmente.”

 

Ed ecco il trailer ufficiale !!

 


 

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