Una casa per chi non ha casa

Presentato fuori concorso nella sezione Venice Open alla 83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Nessun dolore” è il nuovo film del grande Gianni Amelio, arrivato al suo ventesimo lungometraggio.
 
A più di trent’anni da “Lamerica”, il regista torna a confrontarsi con l’immigrazione e con un’Italia che nel frattempo è profondamente cambiata. Al centro non ci sono però grandi discorsi politici, ma un uomo comune che, quasi senza averlo deciso, comincia ad aprire la propria casa agli altri.

 

Davide ha poco più di trent’anni e vende libri usati in una piazza di Roma. La sua cliente più fedele è Elsa, che gli procura nuovi volumi e lo circonda di affetto. Un giorno, però, uno sconosciuto gli affida improvvisamente un bambino nordafricano, quasi consegnandoglielo come un pacco. Il piccolo comincia a seguirlo ovunque, fino a quando un incidente lo lascia tra la vita e la morte. Travolto dal senso di colpa, Davide incontra in ospedale Aminah, una giovanissima algerina incinta appena arrivata in Italia su un barcone, e decide di ospitarla. Ma è soltanto l’inizio: giorno dopo giorno la sua casa comincia a riempirsi di persone che non hanno altro posto dove andare, fino a quando la sua generosità finisce per scontrarsi con la legge.

 

Alessandro Borghi interpreta Davide, tornando a lavorare con Amelio dopo “Campo di battaglia“, mentre Valeria Golino è Elsa, la donna che gli rimane vicina durante il suo imprevedibile percorso.
Valerio Mastandrea veste i panni di Michele, un necroforo dell’ospedale che incrocia la strada del protagonista. Accanto a loro troviamo Beïdja Yahiaoui nel ruolo di Aminah, Gabriel Bovino in quello del bambino e Ramzi Lafrindi.
Un cast in cui Amelio affianca interpreti molto conosciuti a volti al loro esordio cinematografico.


 

Intervistato da Arianna Finos per la Repubblica durante la Mostra di Venezia, Gianni Amelio racconta quanto “Nessun dolore” sia legato anche alla propria esperienza personale. Quando adottò in Albania suo figlio Luan, spiega, finì in qualche modo per adottare anche la sua famiglia. Alcuni parenti arrivarono in Italia per aiutarlo e la sua casa si riempì progressivamente di persone, fino al punto che fu lui stesso ad andarsene per un periodo. Una situazione che riecheggia direttamente quella vissuta da Davide nel film.
 
Anche il momento in cui al protagonista viene praticamente consegnato un bambino nasce da qualcosa di realmente accaduto. Il padre naturale di Luan fu proprio colui che spinse Amelio a portare con sé il ragazzo in Italia, chiedendogli di offrirgli un futuro, la possibilità di studiare e una vita lontana dalla miseria. Da quell’esperienza personale nasce quindi una parte importante del viaggio emotivo di Davide.
Amelio precisa però di non voler trasformare il protagonista in un santo. Quando Davide vede la propria casa invasa da sconosciuti, reagisce e protesta come probabilmente farebbe chiunque. La generosità individuale può aiutare una persona, ma non può sostituire una politica capace di affrontare un fenomeno che coinvolge milioni di esseri umani.
 
Per questo il regista è molto netto quando nel film l’ospitalità offerta da Davide finisce per trasformarsi in un’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Chi dà asilo non è colpevole”, afferma Amelio. Il problema delle migrazioni non può essere scaricato sulle singole persone e, secondo il regista, muri, respingimenti ed eserciti non rappresentano una risposta.
 
Inevitabile è poi il collegamento con “Lamerica”. Nel 1994 Amelio raccontava gli albanesi che attraversavano l’Adriatico guardando all’Italia come alla propria America. Trentadue anni più tardi, osserva il regista, quello stesso Mediterraneo è diventato una frontiera molto più tragica. A cambiare sembra essere stata soprattutto la nostra memoria: gli italiani che un tempo riconoscevano negli emigranti la propria stessa storia oggi sembrano averla dimenticata.
 
C’è infine un piccolo dettaglio che riassume bene l’amarezza del film. Davide vende libri usati e spesso prova perfino a regalarli. Quando le persone ospitate nella sua casa se ne vanno, portano via quasi tutto ma lasciano lì proprio i libri. Per Amelio è un’immagine dell’abbandono progressivo di molte delle cose belle che hanno contribuito a costruire la nostra vita.

 

Finiamo come sempre con il trailer ufficiale !!

 


 

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