Fai ciò che è proibito

“Non si tratta di rifare “Fino all’ultimo respiro”, ma di guardarlo da un’altra prospettiva. Voglio tuffarmi nel 1959 con la mia macchina da presa e rivivere quell’epoca, quelle persone, quell’atmosfera.”
 
Questo il proposito di Richard Linklater, regista sempre troppo sottostimato, che con “Nouvelle Vague” ci riporta con abilità ed emozione ai tempi del capolavoro di Jean-Luc Godard.
 
Un sentito omaggio allo spirito innovativo della Nouvelle Vague francese, evocandone l’energia creativa, la libertà formale e l’attenzione ai dettagli quotidiani. Attraverso uno stile che alterna naturalezza dei dialoghi e consapevolezza metacinematografica, il film esplora il confine tra realtà e finzione, celebrando il cinema come atto spontaneo e vitale.

 

1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca solo a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convince a farlo e trova l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà “Fino all’ultimo respiro”, film-simbolo della nouvelle vague, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema.

 

Nel cast Zoey Deutch, Alix Bénézech, Paolo Luka Noé, Nicolas Dozol e Guillaume Marbeck.


 

Sentiamo le parole del regista texano su questo suo grande film:
 
“Una volta ho detto che ogni regista che lavora da tempo dovrebbe, a un certo punto della propria carriera, realizzare un film sul processo di realizzazione di un film. È naturale voler esplorare questo argomento complesso e totalizzante al quale dedichiamo tutta la nostra passione e la nostra creatività. Ma qual è l’approccio giusto? Come trovare il tono giusto? È possibile fare meglio di “Effetto notte”?
Probabilmente no.
 
Nel corso degli anni, nella mia testa tornavo sempre al momento in cui ho realizzato il mio primo film importante, a quella gioia assoluta di poter finalmente condensare anni di idee e ossessioni cinematografiche in un film. È un’esperienza che si può vivere una volta sola, ovviamente.
Nessuno è mai veramente preparato alle battaglie fisiche e mentali che ne derivano: lo scontro tra una fiducia enorme in sé e una profonda insicurezza dovuta all’inesperienza, la passione sconfinata che viene messa alla prova ogni giorno dall’instabilità di un lavoro che coinvolge così tante persone,
ognuna con la propria personalità e le proprie esigenze.
 
Quando Jean-Luc Godard è scomparso due anni fa, ho pensato: “È ora di realizzare questo film, questo ritratto di quel momento così unico: la nascita della Nouvelle Vague”. Una lettera d’amore rivolta a chi ti ha fatto venire voglia di fare film, a chi ti ha fatto credere di poter fare film, a chi ti ha convinto che dovevi fare film… e, tra l’altro, cosa stavi aspettando a farlo?
 
Per quanto mi riguarda, la Nouvelle Vague mi ha cambiato la vita. Mi ero appena trasferito in una grande città. Avevo vent’anni e sognavo che sarei diventato un romanziere o un drammaturgo. Per me il cinema era Hollywood. Certo, mi piacevano i film, ma non avevo mai pensato di farne uno io.
Quando ho visto “Fino all’ultimo respiro” e altri film della Nouvelle Vague, ho pensato: “Ma allora sarebbe davvero possibile?”. Quella libertà mi affascinava. Non sapevo nulla di cinema, ma sentivo quanto quel film fosse bello, gioioso e rivoluzionario.
 
Poco tempo dopo, quando ha saputo che ora mi interessavo di cinema, un amico dei miei genitori mi ha prestato un libro sulla Nouvelle Vague.
Quell’epoca del cinema è rimasta fondamentale per me. E nessuno la incarna meglio di Godard. Fa ciò che è proibito, disegna, improvvisa. Amo il suo umorismo, la sua fisicità, la sua audacia. Non segue alcuna regola se non la propria coscienza cinematografica.

 

Terminiamo con il bel trailer ufficiale !!

 


 

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