Ben otto candidature all’Oscar (compreso miglior film) per “Hamnet – Nel nome del figlio” la nuova ottima prova di Chloé Zhao (oscar per “Nomadland“, “Eternals“), adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio. Hamnet” di Maggie O’Farrell, co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista.
Dopo la morte del figlio undicenne Hamnet, Agnes Shakespeare è travolta da un dolore intenso e profondo, che sembra inscalfibile.
Agnes, esperta di erbe officinali e considerata quasi una strega in paese, piange la tragedia insieme al marito William, tutore e commediografo.
La coppia lotta come può per affrontare la fragilità della vita e la spietatezza della peste, e si impegna a trovare un modo per andare avanti con l’esistenza di tutti i giorni per continuare a provvedere agli altri figli.
Bel cast con Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Joe Alwyn e David Wilmot.
Sentiamo le parole della regista americana da una recente intervista rilasciata al Festival del Cinema di Roma:
Hamnet parla sì di dolore, ma anche di metamorfosi. Della capacità umana di alchimizzare le esperienze e raggiungere un’unità, rompere l’illusione della separazione tra la vita e la morte. Tutti gli esseri viventi devono morire, passando dalla natura verso l’eternità. In questo caso attraverso l’arte.
Ogni volta che giro un film non conosco il finale. Chiedo ai miei attori di mantenere la tensione tra conscio e inconscio per tutto il tempo. In una certa misura sanno chi è il loro personaggio, mentre per altri aspetti questi evolve momento per momento. È lo stesso modo in cui gli sciamani raccontavano le storie, portando il loro corpo al limite.
Se non la provo io stessa mentre lo realizzo, allora non c’è catarsi nel film. Il che è molto faticoso. Ma è quando si scioglie quella tensione tra l’essere o non essere che nascono le idee. Ne parlo con molta sicurezza perché ho vissuto spesso il potere salvifico della creatività. Più volte mi ha tirata fuori da un profondo dolore e mi ha fatto crescere spiritualmente.
Agnes potrebbe sembrare una strega, ma è semplicemente qualcuno che sa osservare il mondo con sensibilità, in grado di leggere energicamente le persone.
Il che deriva dalla sua connessione con la natura, con gli animali, con il suo stesso corpo. Nella civiltà di oggi è difficile mantenere questo tipo di approccio aperto. Essere in grado di ascoltare ciò che l’ambiente circostante sta cercando di comunicare attraverso di te, invece di imporre la tua visione. È come se il corpo di Agnes fosse un parafulmine, lo stesso modo in cui devo sentirmi anche io mentre giro.
Che ne dite di vederci il trailer ufficiale ?
