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	<title>Amicinema &#187; Interviste</title>
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	<description>Gli amici del cinema a Milano</description>
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		<title>Dialoghi con&#8230; Francesco Clerici</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Recuperiamo questa bella intervista dal passato di Amicinema che merita di essere riletta anche in questo 2020 !! &#160; Giovedì 10 dicembre esce nelle sale milanesi “Il gesto delle mani”, documentario del regista milanese Francesco Clerici premiato a Berlino con &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2020/04/dialoghi-con-francesco-clerici/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-16333" title="Il gesto delle mani" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Il-gesto-delle-mani1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></span></p>
<p style="text-align: justify;color:red"><strong>Recuperiamo questa bella intervista dal passato di Amicinema che merita di essere riletta anche in questo 2020 !!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Giovedì 10 dicembre esce nelle sale milanesi “<strong>Il gesto delle mani</strong>”, documentario del regista milanese <strong>Francesco Clerici</strong> premiato a Berlino con il Premio della Critica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Protagonista della pellicola è il lento ma affascinante processo creativo di una scultura in bronzo dell&#8217;artista Velasco Vitali, famoso per le sue statue di cani. </span><br />
<span style="color: #000000;">La cinepresa di Francesco riprende gli artigiani della <strong>Fonderia Artistica Battaglia</strong> (che ha sede a Milano in Via Stilicone 10, </span><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fonderiabattaglia.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">http://www.fonderiabattaglia.com</span></a></span><span style="color: #000000;">) mentre procedono nelle varie fasi di preparazione dell&#8217;opera con la tecnica della fusione a cera persa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Francesco ha gentilmente accettato di partecipare al nostro spazio interviste.</span></p>
<p><span id="more-16332"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Intanto benvenuto Francesco nel nostro spazio dialoghi (o chiacchere ?)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu sei molto giovane (32 anni) e un luogo comune dice che una persona giovane sia interessata (o debba per forza esserlo) solo ad attività moderne proiettate nel futuro, veloci come sembra sia diventato adesso il mondo. </strong><br />
<strong>Vedendo il film invece mi sembri totalmente all’opposto. Cosa ne pensi e cosa ti ha affascinato di questa tradizione così antica tanto da dedicarci questa pellicola ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un mese fa il critico di una rivista inglese appena mi ha incontrato e mi ha detto “tu non puoi essere Francesco Clerici&#8230; Mi sono immaginato un vecchio, tu sei giovane!”&#8230; diciamo che ho cercato di prenderlo come un complimento !</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse mi ha affascinato proprio il fatto che è un mondo che oppone resistenza a una tendenza, senza per forza dire che il progresso tecnologico e la velocità siano un male, anzi. Ma la “sensorialità”, il voler toccare le cose e il saper fare le cose nella realtà e non nel touch-screen, (o quantomeno non solo lì!), credo appartenga all’uomo e alla sua natura.<br />
E come Velasco mi ha sempre insegnato, appartiene anche all’arte. Quello della Fonderia è un mondo in cui la parola “cultura”, abitualmente associata all’intelletto oggi, prende una consistenza e un significato più manuale cui ho sempre voluto rendere un omaggio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe title="IL GESTO DELLE MANI - trailer" src="https://player.vimeo.com/video/126511368" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci racconti quali sono state le difficoltà a livello di regia che hai affrontato per girare “Il lavoro delle mani” ? Rendere interessante al pubblico tutto il lavoro della fonderia senza dialoghi e solo con il sonoro in tempo reale non deve essere stata un’impresa facile. Oppure alla fine non te ne sei curato particolarmente e hai semplicemente lasciato che le immagini parlassero da sole ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Credo che la cosa più interessante del processo sia come l’idea dell’artista passi attraverso le mani degli artigiani, le guidi e ne sia guidata allo stesso tempo, e di quanto ogni ornamento registico “evidente” fosse totalmente superfluo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema registico era non far sentire la regia, stare solamente al servizio dell’esperienza che volevo far vivere: diventare il primo curioso spettatore e non, come spesso succede, il regista che vuole dire la sua a tutti i costi. Far parlare le immagini da sole però è come lavorare a nudo, a carte scoperte o quasi, e bisogna sapere usare gli elementi base del fare-cinema, riprese adeguate, un buon ritmo di montaggio, e (non avendo musica e voce fuori campo) un audio capace da solo di avvolgere lo spettatore e farlo entrare nell’esperienza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo merito va dato a Michele Brambilla, Mattia Pontremoli, Fortuna Fontò, Francesco Mangini e Emanuele Pullini (che se io sono considerato “giovane”, loro sono da considerare “bebè”) e al perfetto missaggio di Massimo Mariani. Le difficoltà registiche sono state tante, ma ci tengo che rimangano invisibili!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho letto che ci sono degli aneddoti legati alla ricerca delle immagini di repertorio che hai inserito all&#8217;interno del film e nei titoli di coda. Ce li vuoi raccontare, anche per far capire ai nostri lettori quali problemi molte volte si nascondo dentro la produzione di un’opera cinematografica ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #000000;">E’ curioso perché molti pensano che l’idea del film sia “partita” dalle immagini di repertorio…invece è stata l’ultima cosa ad arrivare! Ho iniziato il film convinto che avrei trovato facilmente immagini di repertorio. Convinzione che si è rivelata totalmente infondata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla fine delle riprese, e dopo la prima versione di montaggio, non avevamo trovato ancora nulla. A quel punto dalla Fonderia mi hanno chiamato per dirmi che avevano trovato una pellicola 16mm.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I gesti ovviamente erano gli stessi  (e in questo caso anche la location era la stessa perché era girata nella stessa fonderia) per cui solo allora ho potuto inserire quel materiale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla fine di questo montaggio (film praticamente finito), Lino mi ha detto: “ah ma sai che forse io ho a casa un dvd?” ….  La qualità video era molto bassa ma ho voluto usare quel materiale per i titoli di coda… materiale d’archivio last minute, insomma.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-16341" title="Il gesto delle mani 01" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Il-gesto-delle-mani-01-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" />In una intervista abbiamo letto che l’invito al festival di Berlino ti aveva lasciato sorpreso, pensando quasi ad uno scherzo. Poi è arrivato il Premio della Critica e finalmente anche la distribuzione nelle sale con “Lab 80”. Tutto molto velocemente. Quali sono le tue sensazioni adesso pensando a tutto questo ? Non è sempre facile per un documentarista, seppur premiato nei festival, trovare sempre una distribuzione italiana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Credo che una dose di fortuna sia necessaria se vuoi fare un film completamente fuori da ogni gioco produttivo e ogni interesse.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sezione FORUM di Berlino è estremamente indipendente ed era la vetrina cui puntavamo di più… e siamo stati fortunati. Senza quella selezione probabilmente questo film non sarebbe stato visto nemmeno da un decimo delle persone che l’hanno visto in seguito… con Lab80 è stato un contatto molto naturale e “umano”: ad Alberto Valtellina di Lab80 il film era piaciuto molto e ci siamo subito trovati su ogni aspetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema più grande per ogni regista indipendente è riuscire raggiungere il pubblico senza poter contare sul marketing o su altri canali che non siano il lavoro degli esercenti e il passaparola.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torniamo invece indietro nel tempo. Ti sei laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università Statale di Milano. La tua passione per il cinema è nata allora o era già presente dentro di te ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #000000;">E’ nata negli ultimi anni del liceo, o forse il primo anno dell’università… non prestissimo comunque. Mentre studiavo storia dell’Arte tenevo laboratori di realizzazione di brevi corti (documentari e non) con le scuole elementari e medie. Mi sono laureato con una tesi su Buster Keaton e la sua (involontaria) influenza sull’arte contemporanea…</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti chiediamo per finire un tuo parere come spettatore: quali sono il film italiano e il film straniero che ti sono piaciuti di più negli ultimi mesi ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">italiano: &#8220;</span><a href="http://www.mymovies.it/film/2013/ilsegreto/" target="_blank">Il segreto</a><span style="color: #000000;">&#8221; di cyop&amp;kaf, forse. Stranieri è difficile… non saprei, forse &#8220;El abrazo de la serpiente&#8221; di Ciro Guerra, o &#8220;As mil e uma noites&#8221; di Gomez o &#8220;In transit&#8221; (di Albert Maysles, Lynn True, Nelson Walker, David Usui, ben Wu)… Sempre difficile fare una classifica e scegliere un primo. Aggiungo un cortometraggio (che purtroppo hanno una difficilissima diffusione): &#8220;How I didn’t become a piano player&#8221; di Tommaso Pitta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/55dK5pujBjA" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesco è stato davvero un piacere chiacchierare con te del tuo film e delle tue passioni. </strong><br />
<strong>Per “Il gesto delle mani” ti facciamo un grosso e sincero in bocca al lupo e lo consigliamo davvero a tutti coloro che amano il buon cinema italiano !!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Milano troverete questo film al <span style="text-decoration: underline;">cinema Beltrade</span> a partire da <span style="text-decoration: underline;">giovedi&#8217; 10 settembre</span> con appuntamento con la prima proiezione <strong>alle 21.40</strong> nella quale sarà presente anche Francesco.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La vita e le opere di Michael Dudok de Wit (il regista della &#8220;La tartaruga rossa&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2017 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[I grandi registi]]></category>

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		<description><![CDATA[Michael Dudok de Wit e&#8217; il regista olandese che ha realizzato &#8220;La tartaruga rossa&#8221; l&#8217;ultimo film dello Studio Ghibli che troverete nelle sale milanesi per solo tre giorni (27, 28 e 29 marzo) e che vi abbiamo raccontato in questo &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2017/03/la-vita-e-le-opere-di-michael-dudok-de-wit-il-regista-della-la-tartaruga-rossa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.amicinema.it/2017/03/la-vita-e-le-opere-di-michael-dudok-de-wit-il-regista-della-la-tartaruga-rossa/michael-dudok-de-wit-01/" rel="attachment wp-att-22674"><img class="alignleft size-medium wp-image-22674" title="michael-dudok-de-wit-01" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Michael-Dudok-de-Wit-01-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Michael Dudok de Wit</strong> e&#8217; il regista olandese che ha realizzato &#8220;<strong>La tartaruga rossa</strong>&#8221; l&#8217;ultimo film dello Studio Ghibli che troverete nelle sale milanesi per solo tre giorni (27, 28 e 29 marzo) e che vi abbiamo raccontato in questo <a href="http://www.amicinema.it/2017/03/la-tartaruga-rossa-solo-per-tre-giorni-al-cinema/"><B>articolo</B></a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dudok de Wit seppur praticamente sconosciuto nel nostro paese e&#8217; un artista molto famoso in tutto il mondo e oggi vi vogliamo raccontare la sua vita e le sue opere con le immagini dei suoi cortometraggi e una bella intervista che ha rilasciato proprio prima dell&#8217;uscita di questo film.</span></p>
<p><span id="more-22672"></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nato nel 1953 a Abcoude vicino a Utrecht, Michael Dudok de Wit per le sue esperienze di studio e di lavoro ha girato mezza Europa: Ginevra, West Surrey, Barcelona, Londra. Nel 1994 ecco la sua prima opera di successo, &#8220;<span style="text-decoration: underline;">The Monk and the Fish</span>&#8221; (&#8220;Le Moine et le Poisson&#8221;), nomination all&#8217;Oscar e Cesar per il miglior cortometraggio d&#8217;animazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Meglio ancora nel 2000 con &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Father and Daughter</span>&#8221; (&#8220;Père et Fille&#8221;), il suo corto piu&#8217; famoso che vince l&#8217;Oscar, il BAFTA e il Grand Prix di Annecy.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da citare infine &#8220;<span style="text-decoration: underline;">The Aroma of Tea</span>&#8221; altro cortometraggio che ha la peculiarità di essere disegnato interamente con il te.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutte le sue opere hanno il marchio di fabbrica di uno stile di disegno fatto di pennellate decise e l&#8217;uso di inchiostri e acquarelli decisamenti ispirati all&#8217;arte cinese e giapponese.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;La tartaruga rossa&#8221; e&#8217; il suo primo lungometraggio di animazione e allora lasciamo spazio alle sue interessanti parole !!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Tra i tuoi cortometraggi di animazione, almeno due sono diventati di «culto». Nel 1996, &#8220;The Monk and the Fish&#8221;, realizzato nello studio Folimage di Valenza, ha ricevuto un Cesar e una candidatura all&#8217;Oscar. Poi e&#8217; stato il turno di &#8220;Father and Daughter&#8221; che, nel 2001, è stato accolto da una valanga di premi importanti (Annecy, Hiroshima etc.) e da un Oscar. Una bambina vede scomparire suo padre e il ricordo del genitore l&#8217;accompagnerà per tutta la vita. In questo tema esprimi un sentimento difficile da definire: lo «struggimento»&#8230;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sì, è un sentimento difficile da definire perché è sottile, ma penso che siano in molti a conoscerlo. È un&#8217;aspirazione verso qualcosa che sembra inaccessibile, un grande desiderio silenzioso e profondo. Per un artista, può significare un desiderio di perfezione, di un ideale nella musica, nel disegno, nella poesia&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> È una mancanza dolorosa eppure molto bella. Non puoi immaginare quante testimonianze molto toccanti io abbia ricevuto da parte di amici e anche di sconosciuti. Dicevano che il film parla loro di eventi che hanno essi stessi vissuto. Ho avuto una fortuna enorme, è diventato un classico.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://www.amicinema.it/2017/03/la-vita-e-le-opere-di-michael-dudok-de-wit-il-regista-della-la-tartaruga-rossa/le-moine-et-le-poisson/" rel="attachment wp-att-22678"><img class="alignright size-medium wp-image-22678" title="le-moine-et-le-poisson" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Le-Moine-et-le-Poisson-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Nel 2004, hai fatto parte della giuria al Festival di Hiroshima. È in quella occasione che hai conosciuto Isao Takahata ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In effetti, abbiamo avuto un breve scambio, mi ha persino rivolto qualche parola in francese. Adora la cultura francese. E poco tempo dopo, mentre ero al Festival di Seul dove tenevo una conferenza sui miei lavori davanti a un pubblico di studenti, ho avuto la sorpresa di vederlo arrivare con un traduttore. Pensavo che fosse venuto solo a salutarmi e invece no, ha assistito a tutta la conferenza! Forse pensava già a una collaborazione professionale?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Poi, nel novembre 2006, inaspettatamente ricevi una mail da Tokyo.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con due domande. Nella prima, il museo Ghibli mi chiedeva se acconsentivo che distribuissero in Giappone &#8220;Father and Daughter&#8221;. Nella seconda, se ero interessato a lavorare con il loro studio ad un lungometraggio di mia ideazione&#8230; Fino a quel momento non avevo mai davvero pensato al lungometraggio. Alcuni miei amici, ai quali erano state fatte promesse meravigliose, erano partiti per la California ed erano tornati delusi dopo aver visto i loro progetti rimaneggiati dai produttori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma con lo Studio Ghibli è diverso. Mi hanno precisato che avremmo lavorato sotto la legislazione francese, dunque nel rispetto del diritto d&#8217;autore. Mi hanno concesso diversi mesi per scrivere la sceneggiatura. Coltivavo il seme del tema di un uomo su un&#8217;isola deserta, tema che nel frattempo era diventato onnipresente in televisione, ma era un concetto archetipico che continuava a piacermi. Però non volevo raccontare come un naufrago riesce a sopravvivere, aspetto già trattato decine di volte. Avevo bisogno di qualcosa di più. Per questo motivo ho soggiornato su una piccola isola dell&#8217;arcipelago delle Seychelles, nome sinonimo di vacanze di lusso, facendo una scelta più semplice, alloggiando per dieci giorni a casa di un abitante del posto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Andavo a passeggio da solo, mi guardavo in giro e scattavo migliaia di foto. Volevo assolutamente evitare il look «brochure villaggio vacanze». Il mio naufrago non deve innamorarsi del posto, vuole a tutti i costi tornare a casa sua, perché l&#8217;isola non è poi tanto accogliente, presenta dei pericoli, impone una condizione di solitudine estrema, piove, ci sono gli insetti&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho fatto il classico errore: la mia sceneggiatura era troppo dettagliata e il film sarebbe stato troppo lungo. Ma la base della storia era buona. Nella fase successiva, quella dell’animatic, ovvero la versione molto semplificata del film disegnato con immagini fisse, senza movimenti, ho scoperto che in alcuni punti non sarebbe stato facile tradurre la storia in un linguaggio cinematografico. Rimanevano dei nodi che non riuscivo a sciogliere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora Pascal Caucheteux, il produttore di Why Not Productions, mi ha proposto di incontrare Pascale Ferran. Nel corso di vari mesi, ci siamo visti regolarmente e abbiamo discusso in modo approfondito del film nella sua totalità, poiché era impossibile modificare degli elementi isolati senza che questo incidesse su tutto il resto. Pascale mi ha aiutato a identificare le criticità e a rendere la narrazione più chiara ed incisiva. Inoltre, ama molto l&#8217;idea che nei film di animazione il montaggio sia bene ragionato prima della costruzione delle inquadrature e ha offerto numerosi e validi contributi alla fase del montaggio.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/He1xwaJ8AMA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Uno dei temi è ancora una volta lo «struggimento», questa attesa dell&#8217;eroe davanti al mare&#8230; Ma anche quella che tu chi l&#8217;atemporalità, il «fuori dal tempo». È presente in tutti i tuoi film, lo percepiamo nelle sequenze sugli alberi, il cielo, le nuvole, gli uccelli che volteggiano&#8230;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sì, sono momenti di grande purezza e semplicità, che ciascuno di noi conosce. Non esiste né il passato, né il futuro, non esiste più il tempo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Ma il tempo è anche circolare. Le generazioni si susseguono. Il bambino compie gli stessi gesti del padre, supera gli stessi scogli, subisce gli stessi pericoli. Negli animali il ciclo è diverso: il pesce morto nutre le mosche che vengono mangiate dal ragno, il granchio viene portato via dall&#8217;uccello e via dicendo..</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esatto. Il film racconta la storia in modo lineare e circolare e utilizza il tempo per parlare dell&#8217;assenza di tempo, un po&#8217; come la musica può mettere in rilievo il silenzio. È un film che racconta anche che la morte è una realtà. L&#8217;essere umano tende a contrastare la morte, ad averne paura, a lottare per scagionarla e si tratta di un atteggiamento molto sano e naturale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure si può avere nello stesso momento una bellissima comprensione intuitiva del fatto che siamo pura vita e non abbiamo bisogno di opporci alla morte. Spero che il film trasmetta un po&#8217; questo sentimento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Un altro elemento essenziale è l&#8217;apparizione della tartaruga, il suo lato misterioso&#8230;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’idea di creare una storia con una grande tartaruga è venuta abbastanza rapidamente. Avevamo bisogno di avere una creatura dell&#8217;oceano imponente e rispettata. La tartaruga marina è solitaria e pacifica e per lunghi periodi scompare nell&#8217;immensità dell&#8217;oceano. Dà la sensazione di essere vicina all&#8217;immortalità. Il suo colore rosso intenso le si addice e spicca sul piano visivo. Abbiamo ragionato a lungo sull&#8217;opportunità di mantenere un certo livello di mistero nella storia. Nei film dello Studio Ghibli, per esempio, la presenza dell&#8217;elemento misterioso è sfruttata molto bene secondo me. È evidente che il mistero può essere magnifico, ma non deve esserlo al punto da sganciare lo spettatore dalla storia. È importante generarlo in modo sottile&#8230; E senza utilizzare le parole, dal momento che il film è privo di dialoghi. È molto semplice spiegare una cosa con una battuta, ma ovviamente esistono altri mezzi. Penso in particolare ai comportamenti dei personaggi, alla musica e al montaggio. E, in assenza di dialoghi, il suono della respirazione dei personaggi diventa naturalmente più espressivo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.amicinema.it/2017/03/la-vita-e-le-opere-di-michael-dudok-de-wit-il-regista-della-la-tartaruga-rossa/father-and-daughter/" rel="attachment wp-att-22677"><img class="alignright size-medium wp-image-22677" title="father-and-daughter" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Father-and-Daughter-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Parliamo della parte tecnica. Se ho ben capito, hai scoperto il digitale alla Prima Linea Productions</strong></span><em><span style="color: #000000;">.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E&#8217; cosi&#8217;. Prima Linea e&#8217; lo studio , a Parigi e Angouleme, dove la troupe principale e io abbiamo realizzato il film. Durante i primi test di animazione, un altra equipe ultimava il film Loulou, l’incroyable secret utilizzando il Cintiq, una penna grafica digitale che permette di disegnare su una tavoletta che è uno schermo di computer. Con questo strumento è possibile vedere subito il risultato dell&#8217;animazione senza dover fare la scansione di ciascun disegno separatamente. È più economico e consente un più ampio margine di creatività e un maggiore controllo sui ritocchi. Abbiamo animato due versioni di una stessa inquadratura,</span><br />
<span style="color: #000000;"> una con matita su carta e una con questa penna digitale. Il tratto della penna grafica era più bello e ci ha convinti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per gli ambienti, il procedimento è stato diverso. I disegni sono stati creati su carta a carboncino, in modo molto spontaneo, con grandi gesti e strofinamenti con il palmo della mano. Questo aspetto artigianale era importante e dava una bella trama granulosa all&#8217;immagine. La zattera e le tartarughe sono state animate in digitale separatamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sarebbe stato un inferno animarle in 2D. E, dal momento che tutto è finalizzato con lo stesso stile grafico, non si vede che si tratta di digitale. Durante la produzione, non mi sono dedicato all&#8217;animazione o alle scenografie, ho solo fatto dei piccoli ritocchi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Come è stata concepita la musica?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È molto importante perché non ci sono dialoghi. Non avevo un&#8217;idea precisa orientata verso uno stile musicale specifico. Laurent Perez del Mar ha fatto numerose proposte, di cui una con una melodia molto bella che era perfetta come tema musicale principale e ne sono stato felice. In brevissimo tempo, ha proposto dei brani musicali in momenti in cui io non avrei pensato di metterli ma aveva ragione lui. Sì, molto spesso mi ha sorpreso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Come si sono svolti gli incontri con Isao Takahata?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In realtà ci sono stati tre produttori fin dall&#8217;inizio: Isao Takahata e Toshio Suzuki, i due produttori dello Studio Ghibli, e Vincent Maraval di Wild Bunch.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci siamo incontrati più volte allo Studio Ghibli e poi i due giapponesi sono venuti in Francia. Nel corso delle conversazioni i miei scambi erano soprattutto con Takahata. A volte parlavamo dei dettagli, come per esempio i costumi dei personaggi, ma più che altro ci confrontavamo sulla storia, sui simboli e sugli aspetti filosofici, quello che il film vuole realmente raccontare. In alcune circostanze sentivo le nostre divergenze culturali. Per farvi un esempio, in un momento preciso della storia c&#8217;è un falò e per lui il fuoco avevo un valore simbolico un po&#8217; diverso da quello che gli attribuisco io. In generale eravamo sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, fortunatamente, e trovavo le nostre conversazioni sottili e appassionanti. È stato molto partecipe e ha il credito ufficiale come «produttore artistico».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Quanto tempo c&#8217;è voluto per la realizzazione?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2007 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura e a disegnare l&#8217;animatic, fase che ha richiesto parecchio tempo perché mi sono reso conto che la storia non scorreva. Per molti anni ho lavorato incessantemente, a volte solo, a volte con dei collaboratori, ma sentivo che il lavoro richiedeva tanto tempo. E per questo devo ringraziare i miei produttori: mi hanno sempre rassicurato e non si sono stupiti che ci volesse tanto tempo, precisando che la fase più costosa sarebbe arrivata dopo e che era meglio avviare la produzione a partire da una storia veramente solida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altri produttori avrebbero deciso di risolvere la storia durante la fase dell&#8217;animazione per non perdere troppo tempo. Capisco questa scelta, ma con me sarebbe stata troppo azzardata. La produzione è iniziata nel luglio 2013, a Prima Linea, ad Angouleme. L&#8217;intero aspetto artistico e stato assicurato dallo Studio Ghibli, da Why Not e da Prima Linea dove ho potuto contare su un eccellente capo animatore, Jean Christophe Lie, il regista di &#8220;Le avventure di Zarafa&#8221;. Aveva anche una vera sensibilità da cineasta ed è stato una delle colonne del film.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/usRRDQwOn7g" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Animali Notturni: La parola a Tom Ford</title>
		<link>https://www.amicinema.it/2016/11/animali-notturni-la-parola-a-tom-ford/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2016 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Animali notturni e&#8217; il film che vedremo questo mercoledi&#8217; (qui l&#8217;evento facebook per poter partecipare) e allora ci e&#8217; sembrato interessante sentire direttamente le parole di Tom Ford, il regista texano autore di questo bellissimo film. &#160; Scrivere è una &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2016/11/animali-notturni-la-parola-a-tom-ford/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amicinema.it/2016/11/animali-notturni-la-parola-a-tom-ford/tom-ford/" rel="attachment wp-att-20344"><img class="alignleft size-medium wp-image-20344" title="Tom Ford" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Tom-Ford-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><a title="Vittime e carnefici nel gioco della vita" href="http://www.amicinema.it/2016/11/vittime-e-carnefici-nel-gioco-della-vita/">Animali notturni</a></strong> e&#8217; il film che vedremo questo mercoledi&#8217; (qui l&#8217;<strong><a href="https://www.facebook.com/events/345209825846529/ " target="_blank">evento facebook</a></strong> per poter partecipare) e allora ci e&#8217; sembrato interessante sentire direttamente le parole di Tom Ford, il regista texano autore di questo bellissimo film.</p>
<p><span id="more-20343"></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Scrivere è una delle parti che amo di più nel fare un film. Nella fase di scrittura il processo è interamente individuale, e dato che il film in quel momento esiste solo nella mia mente è nella sua forma più perfetta. Quando scrivo comincio raccogliendo immagini che hanno punti di contatto con i personaggi e i loro mondi. Cerco immagini di interni, luoghi, ambienti, persone vere che abitano i diversi mondi dei personaggi che sto creando. Poi comincio a scrivere e spesso inserisco davvero nella sceneggiatura i dettagli in cui mi sono imbattuto durante la mia ricerca fotografica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> I mondi in cui vivono i nostri personaggi in Animali notturni sono due mondi che conosco molto bene.</em><br />
<em> Essendo cresciuto in Texas e in New Mexico, la parte della storia che si svolge nel Texas occidentale è stata facile da scrivere per me, e il mondo in qualche modo rarefatto in cui vive Susan a Los Angeles mi è fin troppo familiare anche quello.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visualizzo ogni suono e ogni immagine e spesso scrivo in uno stile quasi inquadratura-perinquadratura.</em><br />
<em> Di solito, quando si arriva alle riprese, ho già bene in testa la maggior parte dei dettagli che voglio immortalare. In ogni caso, la bellezza di lavorare con una squadra forte e con attori bravi è che molto spesso durante le riprese succedono spontaneamente delle cose che non avrei potuto immaginare e che rendono il prodotto finale più ricco e sfaccettato. Quando si gira è importante mantenere una mente aperta e cercare di guardare le cose con un occhio puro, dato che spesso saranno diverse da come le avevo immaginate stando seduto alla scrivania a scrivere. Molto spesso la sorpresa del momento e della recitazione aggiungono al film complessità e profondità.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo stile per me non è l’obiettivo ultimo quando faccio un film. Lo stile senza sostanza è vuoto e vacuo. Presto grande attenzione allo stile in relazione ai personaggi e alla storia. Le scenografie e i costumi non danno solo informazioni al pubblico, aiutano anche gli attori a entrare pienamente dentro il loro ruolo. Per me è importante che il tono generale sia coerente; il modo in cui le immagini vengono immortalate dal punto di vista stilistico deve funzionare insieme alla musica e al suono e creare un mondo coeso.</em><br />
<em> Sono dell’idea che una scena dica mille parole e che il cinema sia davvero un mezzo visivo. Penso che un film debba essere il più silenzioso possibile e che le parole e il linguaggio debbano essere usati solo quando sono necessari a far procedere la narrazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Detto questo, mi è stato riferito che scrivo delle scene molto lunghe. E’ una cosa di cui non mi sono mai reso conto ma che penso venga dal mio desiderio di sviluppare dei legami tra i personaggi. Nella vita non c’è niente che io ami di più di una bella conversazione, per questo ho il sospetto che, senza</em><br />
<em> pensarci, io tenda a creare scene con un dialogo molto fitto inframezzate a scene dove il pubblico guarda semplicemente qualcuno fare qualcosa di rilevante senza parlare.</em></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/1_t0Il-HpAM" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;">L’adattamento del romanzo mi ha richiesto un bel po’ di tempo e, alla fine, la sceneggiatura diverge dal libro. Il libro &#8220;Tony &amp; Susan&#8221; (da cui e&#8217; tratto il film) è scritto molto bene. E’ una bellisima storia. Ho trovato l’idea di un’allegoria morale raccontata attraverso una finzione – il libro nel libro – fresca e originale.</span></em><br />
<em><span style="color: #000000;"> Mi è piaciuto molto dal primo istante e ho subito pensato che sarebbe diventato un bel film; ma non era il libro più facile da adattare e mi ci è voluto un bel po’ di tempo per decidere come affrontarlo. Un libro e un film sono due cose estremamente differenti e, spesso, un’interpretazione letterale di un libro </span></em><em><span style="color: #000000;">non funziona sullo schermo. Per me è importante prendere i temi che mi interessano di un libro e poi ingigantirli ed esplorarli sullo schermo. In questo senso Animali notturni è fedele al libro, anche se alcuni elementi della storia sono originali e l’ambientazione è, in realtà, totalmente diversa da quella </span></em><em><span style="color: #000000;">del romanzo.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;">Tony &amp; Susan è in gran parte un monologo intriore che si svolge nella mente di Susan. Ho dovuto creare delle scene della sua vita che comunicasssero i sentimenti che lei esprime nel libro attraverso questo monologo, e l’ho fatto visivamente, per far capire cosa stava provando senza ricorrere al voiceover per tutta la durata del film. Inoltre, il tema fondamentale del romanzo di Edward è leggermente vago nel libro; per questo ho pensato che, per essere chiaro sullo schermo, dovesse essere esagerato, ingigantito.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;">Per un’esigenza di natura pratica, ho cambiato l’ambientazione del libro, in parte perché il romanzo è stato scritto all’inizio degli anni ’90, cioè prima della diffusione dell’uso dei telefoni cellulari. Il metodo usato nel crimine centrale nel libro, non avrebbe potuto funzionare nel mondo di oggi caratterizzato dall’uso dei cellulari e della comunicazione online se io non avessi spostato la storia in un luogo remoto in cui poteva non esserci campo. Ho scelto di ambientare la storia nel Texas occidentale – la storia originale si svolge nel Nord-est – perché lì ci sono ancora luoghi in cui si può credere non ci sia campo o servizio di rete mobile. E’ anche una parte del mondo che conosco bene, e io sottoscrivo il detto: scrivi di ciò che conosci.</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;"><a href="http://www.amicinema.it/2016/11/animali-notturni-la-parola-a-tom-ford/animali-notturni-03/" rel="attachment wp-att-20345"><img class="alignright size-medium wp-image-20345" title="Animali notturni 03" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Animali-notturni-03-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a>Nel libro Tony &amp; Susan, il personaggio di Edward Sheffield dice che ‘nessuno scrive mai di nient’altro che di se stesso’ e io, che ci credo completamente, ho scelto di tenere quest’affermazione nel film. Noi tutti vediamo le cose attraverso il filtro del nostro essere. Il romanzo di finzione di Edward Animali notturni è letteralmente fatto di dettagli ed emozioni del suo passato con Susan. La maggior parte me li sono inventati io, per sottolineare il fatto che Edward aveva scritto una storia personale che era chiaramente la sua vita con Susan e che era anche una spiegazione per lei del male che gli aveva fatto.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;">Per esempio, in uno dei flashback vediamo Susan che legge annoiata uno dei racconti di Edward e lui che ne è devastato. In quella scena lei è sdraiata su un divano rosso. Questo rimane nitidamente stampato nella mente di Edward e, quando lui sceglie di uccidere il personaggio che rappresenta Susan nel romanzo, mette il suo corpo su un divano di velluto rosso. L’assassino nel romanzo guida una Pontiac GTO verde degli anni ’70 e questa stessa automobile appare in una scena del flashback in cui Susan lascia Edward. Dettagli della loro vita insieme sono sparpagliati in tutto il romanzo fittizio di Edward e si sono chiaramente impressi nella sua coscienza. Allo stesso modo, molte cose della mia vita si sono fatte strada nella sceneggiatura per il film.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;">Uno dei temi del film che mi tocca personalmente è l’esplorazione della mascolinità nella nostra cultura. Né Tony né Edward (i/il nostro eroe/i) posseggono i tipici tratti virili che la nostra cultura spesso si aspetta, ma alla fine trionfano entrambi. Da ragazzino io ero tutt’altro che un ‘maschio’, nel senso classico del termine, ed essendo cresciuto in Texas venivo spesso preso in giro e ne soffrivo molto. Provo empatia per i personaggi di Tony e Edward e la loro perseveranza mi è molto familiare.</span></em></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><em><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xVvqT8f_2rc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></span></em></center><br />
&nbsp;</p>
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		<title>Pericle il Nero: Intervista a Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2016 12:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Cesaretti]]></category>

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		<description><![CDATA[(ringraziamo Mauro Cesaretti per articolo e foto) &#160; Pericle il nero, un film di Stefano Mordini, racconta la storia Pericle Scalzone, detto Il nero, che di lavoro “fa il culo alla gente” per conto di Don Luigi, boss camorrista emigrato &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2016/05/pericle-il-nero-intervista-a-riccardo-scamarcio-e-stefano-mordini/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amicinema.it/2016/05/pericle-il-nero-intervista-a-riccardo-scamarcio-e-stefano-mordini/mondini-scamarcio/" rel="attachment wp-att-18135"><img class="alignleft size-medium wp-image-18135" title="Mondini - Scamarcio" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Mondini-Scamarcio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><em>(ringraziamo Mauro Cesaretti per articolo e foto)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Pericle il nero</strong>, un film di Stefano Mordini, racconta la storia Pericle Scalzone, detto Il nero, che di lavoro “fa il culo alla gente” per conto di Don Luigi, boss camorrista emigrato in Belgio. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo personaggio, interpretato da Riccardo Scamarcio, ci appare come uno dei “bracci” del clan, però, presto avviene qualcosa che gli permette di impugnare per la prima volta la sua vita senza dover stare agli ordini di nessuno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Infatti, durante una spedizione punitiva per conto del boss, Pericle commette un grave errore e per lui scatta la condanna a morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da qui parte l’odissea della sua fuga che lo porta fino in Francia, dove incontra Anastasia, che lo accoglie e gli mostra la possibilità di una nuova esistenza. Il passato ingombrante e pieno d’interrogativi, però, non permettono a Pericle di iniziare una nuova vita e quindi è costretto a fare i conti con il suo trascorso.</span></p>
<p><span id="more-18134"></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Partendo in fatti da quest’ultima affermazione, è possibile notare come Pericle non sia un personaggio che vive in prima persona la sua vita, ma al contrario vive sulle spalle del camorrista e agisce alla spalle delle persone. Però, al di là di questo comportamento, è un ragazzo buono che agisce per il “bene” degli altri o per lo meno ci prova (da notare la sigaretta che regala al ragazzino, la voglia di parlare con il capo di Anastasia al fine di fargli avere i soldi degli straordinari, ecc.). Scamarcio incarna un uomo che non ha mai veramente vissuto e non fa altro che immaginarsi “il litigio con un’ipotetica moglie” o “accompagnare i propri bambini”, ecc. Insomma una sorta di burattino o per meglio dire, usando le parole citate nel film: “Un attore che fa sempre piccole parti!”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Ho recitato un personaggio unico!” esclama Riccardo, “Per entrare nella parte mi sono concentrato nelle specificità del carattere e ho seguito il flusso energico del contesto. L’uso di lingue diverse o espressioni particolari sono state, poi, solo delle rifiniture!”. L’attore, inoltre, si sofferma sul fatto che il film è stato girato per la maggior parte in senso cronologico e questo ha permesso anche lo sviluppo del personaggio con determinati accorgimenti post-scrittura.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/EjBaLaTlSds" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Degno di nota, invece, è il tema centrale del film, ovvero l’amore e le varie espressioni d’amore che un personaggio apparentemente rude e aggressivo può avere. In alcune scene, poi, questo sentimento sfocia nel puro erotismo dove vengono fuori le vere personalità dei soggetti e i temi più “intimi” dell’intero film.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solo alla fine ci si rende conto di come Mordini abbiamo preferito concentrarsi sulle carattere della protagonista lasciando in superficie la storia della mafia (principalmente nella parte iniziale e finale della pellicola).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Non sono stato ispirato principalmente dal libro!” afferma Stefano, “Ho preferito farmi trasportare dalle luci, dalle riprese particolari, ecc. Probabilmente una della cose che mi ha più ispirato, invece, è stato “Taxi Driver”, nel quale troviamo il tema del viaggio e altre singolarità che ho voluto riprendere!”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per concludere, è interessante notare come anche la musica sia stata studiata attentamente nel film al fine di amalgamare bene scene e messaggi. Principalmente vi sono rumori e silenzi, che nel contrasto permettono di suscitare forti emozioni nello spettatore, poi, però, ci sono canzoni che nel loro testo raccontano l’estasi della scena ed essendo poche possiamo considerare di fondamentale importanza quella che spezza il film a metà, (precisamente nella scena dove uccide i due strozzini che volevano ucciderlo) perché cristallizza il significato dell’intero film e anticipa il finale della storia.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/oTFYOR-dhMw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sole Alto: intervista a Tihana Lazovic</title>
		<link>https://www.amicinema.it/2016/04/sole-alto-intervista-a-tihana-lazovic/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Cesaretti]]></category>

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		<description><![CDATA[(grazie a Mauro Cesaretti per l&#8217;intervista) &#160; Il nuovo film di Dalibor Matanic, &#8220;Sole alto&#8220;, ci vuole raccontare tre storie d’amore diverse ambientate rispettivamente nel 1991, nel 2001 e nel 2011. E’ interessante notare come il regista abbia scelto di &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2016/04/sole-alto-intervista-a-tihana-lazovic/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17733" title="Tihana Lazovic" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Tihana-Lazovic-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" />(grazie a Mauro Cesaretti per l&#8217;intervista)</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il nuovo film di Dalibor Matanic, &#8220;<strong>Sole alto</strong>&#8220;, ci vuole raccontare tre storie d’amore diverse ambientate rispettivamente nel 1991, nel 2001 e nel 2011.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E’ interessante notare come il regista abbia scelto di riutilizzare gli stessi attori per esaltare il rapporto costante che c’è tra i due innamorati, ovvero tra un ragazzo croato e una ragazza serba.</span></p>
<p><span id="more-17732"></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“<em>Sono nata da due genitori, uno croato e l’altro serbo, e conosco bene la situazione di entrambi i paesi!” </em>racconta Tihana Lazovic, l’attrice protagonista del film<em>, “E’ difficile e toccante il tema delle Guerra jugoslave e penso che la cosa più interessante, ma allo stesso tempo anche una delle più divertenti, sia stato passare da un personaggio all’altro dovendo filtrare anche il diverso periodo storico</em>.”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Analizzando, infatti, i tre decenni insieme a caratteri sociali, tipici del periodo in questione, Matanic riesce a mostrarci quali sono i pensieri dei due personaggi in contesti simili, ma in periodi diversi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È apprezzabile, inoltre, come il regista abbia legato le storie tra loro con immagini suggestive riportando caratteri della storia successiva.</span><br />
&nbsp;<br />
<span style="color: #000000;"> Questo dà un grande senso di compattezza e “incarna” l’aspetto universale d’amore che va oltre la storia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vedendo i premi ricevuti, la prima cosa che viene da pensare è che il film in sala sia stupendo, ma in verità, nonostante la sua bellezza di significato e gli elementi sopracitati, ci sono vari problemi, il maggiore fra tutti è lo studio del tempo. Il film appare, infatti, prolisso, artificioso in alcune riflessioni e poco preciso in alcune inquadrature.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certamente il tema dell’amore trattato non è banale e l’idea di utilizzare periodi storici diversi nel quale vi sono stati anche eventi politici a dividere i due paesi, è una questione singolare, ma onestamente credo che si potesse lavorare di più sulla sceneggiatura per ridurre i troppi silenzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo spettatore è portato ad annoiarsi e arrivati a metà, con un accumulo di silenzi, ho visto gente perdere il filo della narrazione e altri addormentarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo film è fatto per appassionati del cinema, per coloro che apprezzano i contenuti e vogliono avere qualcosa che gli ronzi nella testa durante la strada del ritorno. Non è invece consigliato, secondo me, per coloro che amano le classiche storie d’amore, perché nonostante lo spettatore possa contemplare e studiare tre storie differenti, non sono storie canoniche e ci sono sempre degli elementi che fermano il loro “romanticismo”.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yaORw1weNYs" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></span></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“<em>Alcune scene del film sono state emotivamente difficili, tanto che al termine del ciak è capitato più volte di piangere tra attori e altre volte anche con il regista!” esclama Tihana, “Per noi attori è stata un’emozione indescrivibile e sentiamo davvero nostro questo film! Io, inoltre, sento di essere cresciuta molto come attrice!</em>”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Parlando con Tihana del titolo, Sole alto, mi è stato risposto che indica “uno stato mentale” come quando fa molto caldo e si tende a “impazzire”. Certamente questo è uno aspetto molto interessante che si collega bene anche allo stato amoroso, al calore affettivo ripercorribile nel film anche attraverso il passaggio del sole durante le giornate, l’alba e il tramonto associato a determinati momenti della storia d’amore. Credo, però, che quest’idea di sole alto indichi anche una certa trasparenza, una mancanza di ombre tipica del sole di mezzodì che vuole esaltare e mettere in luce determinati eventi e anche alcuni periodi storici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Detto ciò, posso dire che “Sole alto” non è un film per chi vuole dei messaggi diretti, anche perché a primo acchito non è possibile fare tali considerazioni e quindi per qualcuno questo potrebbe essere considerato un difetto cinematografico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In conclusione, Tihana tiene a precisare come Matanic si concentri molto nei suoi film sul ruolo della donna regalandogli una superiorità e una forza maggiore rispetto ai ruoli maschili.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo “Un Certain Regard” di Cannes e il Golden Arena come Migliore attrice, la carriera di Lazovic ha iniziato a prendere il volo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da quest’estate reciterà in tre spettacoli teatrali e con il buon riscontro della critica per questo film, sembra si sia aperta una strada per lei verso Berlino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le emozioni che la vita ci regala: Intervista a Yann Arthus-Bertrand</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 09:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Cesaretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedi&#8217; 1 marzo il grande regista/fotografo francese Yann Arthus-Bertrand era in sala al cinema Anteo di Milano per presentare l&#8217;anteprima integrale del suo ultimo bellissimo documentario &#8220;Human&#8220;. &#160; Un&#8217;opera che vi consigliamo caldamente e che e&#8217; possibile vedere gratuitamente in &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2016/03/le-emozioni-che-la-vita-ci-regala-intervista-a-yann-arthus-bertrand/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-17076" title="Human 02" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Human-02.jpg" alt="" width="275" height="183" />Martedi&#8217; 1 marzo il grande regista/fotografo francese <span style="text-decoration: underline;">Yann Arthus-Bertrand</span> era in sala al cinema Anteo di Milano per presentare l&#8217;anteprima integrale del suo ultimo bellissimo documentario &#8220;<strong>Human</strong>&#8220;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;opera che vi consigliamo caldamente e che e&#8217; possibile vedere gratuitamente in streaming su YouTube sulla pagina ufficiale di <strong><a href="https://www.youtube.com/user/HUMANthemovie2015" target="_blank">&#8220;Human&#8221;</a></strong></span></p>
<p><span id="more-17074"></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il nostro inviato <span style="text-decoration: underline;">Mauro Cesaretti</span> e&#8217; riuscito a incontrare il regista francese e a realizzare per Amicinema una bella intervista esclusiva che vi proponiamo in questo articolo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Human è un film che parla al cuore delle persone, che racconta di emozioni e frammenti di vita, ma non è facile arrivare dritti al cuore trasmettendo i giusti messaggi all’intera umanità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ricerco sempre la verità e l’autenticità!” afferma Bertrand svelando il suo segreto: “Le persone non riescono a comprendere i problemi se non li vivono in prima persona ed è proprio questo il motivo per cui ho deciso di far parlare ogni singola persona di fronte alla telecamera, proprio per dare un impatto diretto al documentario!”</em><br />
<em> <img class="alignright size-medium wp-image-17077" title="Bertrand" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Bertrand-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Inoltre, il regista spiega come non sia facile porre domande personali passando da interrogativi abbastanza facili, per scogliere la “tensione” della macchina da ripresa, sino a chiedere l’evento più importante della vita di quella persona e ciò che ne ha appreso. Infatti, continua dicendo che prima le interviste risultano semplicemente una cosa quasi personale con il regista, ma successivamente la chiacchierata sembra avvenire con le persone al di là dello schermo e non più alle cineprese.</em><br />
&nbsp;<br />
<em> Per tutti è difficile parlare dei propri sentimenti e delle proprie esperienze di vita, soprattutto se quello che si sta registrando verrà visto da milioni di spettatori. Non è facile fare il “coming out emotivo”, ma Bertrand c’è riuscito raccogliendo dodici ore di girato dove ogni persona parlava di sé. “Certo” dice il regista: “sento molto la responsabilità di essermi preso carico delle loro emozioni ed esperienze per parlare al mondo di tematiche sensibili legate all’uomo. Se non è una missione, poco ci manca!”</em><br />
<em> Parlare dei contrasti che l’uomo vive dentro di sé ogni giorno, probabilmente è stato il metodo migliore per poter rappresentare l’universalità dei sentimenti. Ci troviamo, infatti, continuamente a dover lottare tra amore e odio, la vita e la morte, la gioia e la tristezza, e così via.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Sono un ecologista” racconta con grande entusiasmo: “e da tale non posso che amare tutte le persone sulla faccia della terra! Vorrei poter esser arrivato al cuore di tutti con questo film, portando modestia e umiltà, perché ci vuole una grande empatia per questo mondo!”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-17078" title="Human 01" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Human-01-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" />Il film è stato girato in due anni e durante la realizzazione, riporta il regista, ci sono state le solite problematiche (soldi, elicottero, ecc.), ma alla fine è stato raccolto così tanto materiale da creare sette versioni differenti (per scuole, sale cinematografiche, ecc.). Inoltre, non avendo una struttura narrativa, ci sono voluti due anni e mezzo di montaggio per farlo armonizzare con le scene delle fotografie aeree e con le musiche.</em><br />
<em> La pellicola è stata finanziata dalla Fondazione Bettencourt ed resa accessibile a tutti grazie all’aiuto della Fondazione GoodPlanet.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bertrand esclama in conclusione: “Non è importante viaggiare senza uno scopo. Bisogno trasmettere messaggi per questo futuro incerto circondato da problemi di tipo climatico, sociale, ecc. Questo è un mondo complicato e solo noi possiamo renderlo migliore!”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il prossimo film del regista sarà “Women”, perché lui stesso, durante le riprese di questo film, si è accorto quanto la figura della donna sia ancora un problema per alcune società nel mondo.</em>&#8220;</p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="https://www.youtube.com/embed/X7HklvnrJzg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dialoghi con&#8230; Vittorio Moroni</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 07:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 18 settembre in tutte le sale italiane sarà proiettato “Se chiudo gli occhi non sono più qui” un intenso e toccante ritratto di un sedicenne nella periferia friulana, che ci parla di problemi adolescenziali, rapporti familiari incerti, immigrazione clandestina &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2014/09/dialoghi-con-vittorio-moroni/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-11717" title="Se chiudo gli occhi non sono più qui" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Se-chiudo-gli-occhi-non-sono-più-qui-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /><span style="color: #000000;">Giovedì 18 settembre in tutte le sale italiane sarà proiettato “</span><strong style="color: #444444;"><a href="http://www.mymovies.it/film/2013/sechiudogliocchinonsonopiuqui/" target="_blank">Se chiudo gli occhi non sono più qui</a></strong><span style="color: #000000;">” un intenso e toccante ritratto di un sedicenne nella periferia friulana, che ci parla di problemi adolescenziali, rapporti familiari incerti, immigrazione clandestina e integrazione sociale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il regista di questo film, presentato con buone critiche al Festival di Roma del 2013, e’ <strong>Vittorio Moroni</strong>, valtellinese classe ’71 che davvero gentilmente ha accettato di partecipare al nostro spazio interviste.   </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-11694"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Intanto benvenuto Vittorio nel nostro spazio dialoghi (o chiacchere ?)</span></strong><br />
<strong><span style="color: #000000;">Ci racconti la genesi del tuo film ? Da quale spunto è nato ? Quale è la stata la molla (o potremmo chiamarla la &#8220;necessità&#8221;) che ti ha spinto a lavorarci ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;amica psicologa mi ha diagnosticato che il mio problema è essere bloccato all&#8217;età adolescenziale. Essere un &#8220;puer aeternum&#8221;, come Hitler! Forse questo spiega, in parte, il mio desiderio ossessivo di occuparmi continuamente degli adolescenti. L&#8217;adolescenza è un momento sconvolgente. Per me almeno lo è stato. Un tempo in cui si chiede a tutto e tutti di essere all&#8217;altezza del proprio desiderio di grandezza e di pienezza. Domande estreme, ultimative. Risposte sospette e insufficienti. </span><br />
<span style="color: #000000;">All&#8217;inizio c&#8217;era questo:il desiderio di lavorare intorno all&#8217;adolescenza, cercare un modo per raccontare cose mie personali, evidentemente irrisolte, e contaminarle con quelle di un ragazzo che vive oggi quell&#8217;età. Per cercare di capire è stato necessario fare un tirocinio: per un mese sono stato ospite di un liceo scientifico sulla Prenestina, a Roma. Ho partecipato alle lezioni, conversato con gli studenti e con gli insegnanti e, insieme a Marco Piccarreda, cominciato a prendere appunti per una sceneggiatura.</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="//www.youtube.com/embed/PhBd-VEZKtw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Normalmente sei abituato a dirigere nei tuoi film attori emergenti o proprio esordienti, come è stata l&#8217;esperienza di avere sul set attori affermati e di lunga esperienza come Beppe Fiorello e Giorgio Colangeli ? Hai dovuto cambiare qualcosa nel tuo approccio o alla fine e’ stato sempre lo stesso ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E&#8217; molto importante, per me, quando so di non poter contare sull&#8217;esperienza e la tecnica attoriale, scegliere dei debuttanti che abbiano alcune caratteristiche fondamentali molto simili al personaggio che dovranno interpretare. Per Kiko, il protagonista, cercavo un ragazzo che conoscesse la condizione di orfano, che ne avesse avuto esperienza. Mark ha vissuto in modo lacerante il distacco dai nonni, che lo hanno allevato nelle Filippine e sono rimasti laggiù quando lui ha raggiunto i genitori in Italia all&#8217;età di 9 anni. Conosceva bene quei sentimenti, erano una parte profonda del suo essere. Mark Manaloto è stato scelto tra centinaia di coetanei di origine filippina anche perché nella sua vita ha attraversato esperienze importanti e sa entrare in contatto con la memoria in modo intenso e trasparente. Lui e Hazel Morillo, che interpreta la madre, entrambi al debutto, hanno lavorato per mesi con me e l’actors coach Rosa Morelli, cercando nessi profondi tra le vicissitudini dei personaggi e le proprie. </span><br />
<span style="color: #000000;"><img class="alignright  wp-image-11719" title="Vittorio Moroni" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Vittorio-Moroni-300x300.jpg" alt="" width="210" height="210" />Con gli attori professionisti potevo contare sulla loro esperienza a trasformare il vissuto in tratti espressivi del loro personaggio. Giorgio Colangeli ha donato al personaggio di Ettore quello che desideravo e che era difficilissimo combinare: tensione spirituale, entusiasmo maieutico e un&#8217;anima nera, continuamente nascosta, assediata dal tormento.</span><br />
<span style="color: #000000;">Giuseppe Fiorello ha accettato la sfida di affrontare un personaggio antagonista, Ennio, salvaguardando l’umanità di chi, nel commettere errori, cerca una propria verità. </span><br />
<span style="color: #000000;">Molti bravi attori hanno regalato interpretazioni incisive in ruoli minori: Ivan Franek, Ignazio Oliva, Vladimir Doda, Elena Arvigo, Anita Kravos, Stefano Scherini, Igor Sancin…<br />
Se c&#8217;è una cosa di cui sono pienamente soddisfatto è come la totalità degli interpreti, anche nei ruoli più piccoli, abbia dato prova di personalità ed esattezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Anche i tuoi film precedenti (&#8220;Tu devi essere il lupo&#8221;, &#8220;Le ferie di Licu&#8221;, &#8220;Eva e Adamo&#8221;) sono incentrati su storie di vita quotidiana e parlano molto dell&#8217;integrazione di culture diverse nel tessuto sociale italiano. E’ dall&#8217;osservazione del quotidiano che partono le idee per le tue sceneggiature (Vittorio e’ anche sceneggiatore di tutti i suoi film) ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #000000;">Sì, normalmente, sia quando scrivo i miei film che quando collaboro a sceneggiature per altri registi, osservare, ascoltare è un esercizio indispensabile. Tuttavia la realtà è opaca e dispettosa, cerca in ogni modo di nascondere i propri significati sotto la superficie spumeggiante degli avvenimenti.<br />
Perché i fatti non siano stupidi, caotici, insensati, come temo sia la vita, è necessario allora sfidarli con il proprio sguardo, la propria umanità, la propria curiosità, il proprio bisogno di senso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Il tuo film &#8220;Tu devi essere il lupo&#8221; é stato prodotto dalla MySelf Distribuzione con una sorta di autoproduzione e autodistribuzione che all’epoca è stata quasi rivoluzionaria in Italia. E’ in pratica quello che adesso va molto di moda come &#8220;Crowdfunding&#8221;. ?Come ricordi quella esperienza?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quel mio esordio al lungometraggio fu prodotto da Laura Cafiero &#8211; Metafilm e poi distribuito da una coalizione di artisti (attori, sceneggiatore, montatore, regista…) che si raccoglievano sotto il nome provocatorio della neonata associazione Myself. L’idea distributiva era semplice e rivoluzionaria come l’uovo di Colombo: prima troviamo gli spettatori, poi le sale. Un giorno, molti mesi dopo aver intrapreso quella faticosissima avventura, venni invitato all’Università Bocconi di Milano per esporre agli studenti quella nostra esperienza, allora così dirompente e riuscita. Capii in quel momento di aver finalmente realizzato il sogno di mio padre: entrare nelle aule della Bocconi!</span><br />
<span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-11720" title="Tu devi essere il lupo" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Tu-devi-essere-il-lupo.jpg" alt="" width="176" height="192" />Un mio collega invece, qualche mese fa, immerso nelle traversie del crowfunding, mi ha detto: Vittorio, se questa esperienza funzionerà ti dovrò ringraziare perché in fondo in Italia voi siete stati l’anello di congiunzione tra il crowfunding e la colletta!</span><br />
<span style="color: #000000;">Bel modo di farsi ricordare…</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Lo scorso anno a Venezia il &#8220;documentario&#8221; con la vittoria di &#8220;Sacro Gra&#8221; ha avuto la sua consacrazione ufficiale. Tu che hai iniziato proprio con questo genere (&#8220;Il sentiero del gatto&#8221; e “Una rivoluzione” hanno vinto il premio Solinas) cosa ne pensi? Era finalmente l&#8217;ora di dare riconoscimento a opere che non hanno niente da invidiare anche ad un lungometraggio ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #000000;">Per me è difficile militare all’interno di questi schieramenti: esultare o parlare di declino della cinematografia perché vince un documentario, maledire la giuria perché vince una commedia ecc. Per me esistono i film, che, indipendentemente dal genere, dalla nazionalità e dal budget, possono essere più o meno significativi e riusciti, ma in ogni caso sono sempre “una favola raccontata da un narratore”. La distinzione tra documentario e finzione secondo me è molto aleatoria e fuorviante. E non va al cuore della questione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Ti chiediamo per finire un tuo parere come spettatore: quali sono il film italiano e il film straniero che ti sono piaciuti di più negli ultimi mesi ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Ida” di Pawel Pawlikoski, “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher</span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe src="//www.youtube.com/embed/7_0zwEj2ogc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Vittorio è stato davvero un piacere chiacchierare con te del tuo film e di cinema in generale. Per “Se chiudo gli occhi non sono più qui” ti facciamo un grosso e sincero in bocca al lupo e lo consigliamo davvero a tutti coloro che amano il buon cinema italiano !!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #000000;">Grazie a voi! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Posso aggiungere una chicca? Quando ho deciso che il protagonista del mio film avrebbe avuto origini filippine ho deciso di fare un viaggio nelle Filippine e me ne sono innamorato. Così, ora che il film è in uscita, insieme alla compagnia aerea Thai Airways e all&#8217;agenzia di viaggi romana City Travel, siamo riusciti ad organizzare un piccolo concorso con un premio secondo me bellissimo: un biglietto Roma-Manila e ritorno per due persone. E&#8217; destinato agli spettatori che vedranno il film dal 18 settembre a Natale. Basterà inserire una copia del biglietto e i propri dati sul sito della produzione <strong><a href="www.50notturno.it" target="_blank">www.50notturno.it</a></strong> ed aspettare l&#8217;estrazione! </span><br />
<span style="color: #000000;">Non so se mi farà più piacere che i vincitori siano filippini (e abbiano la possibilità di tornare a casa) o italiani (e abbiano la possibilità di conoscere questo Paese stupendo). In ogni caso in bocca al lupo!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dialoghi con&#8230; Laura Chiossone</title>
		<link>https://www.amicinema.it/2013/07/dialoghi-con-laura-chiossone/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 08:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Felicini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Con grande piacere ospitiamo nella nostra rubrica Laura Chiossone, una giovane regista milanese che dal 27 giugno è nelle sale con il suo primo lungometraggio, “Tra cinque minuti in scena”.   Il film, prodotto da Rossofilm, racconta con grazia, tenerezza &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2013/07/dialoghi-con-laura-chiossone/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con grande piacere ospitiamo nella nostra rubrica <strong>Laura Chiossone</strong>, una giovane regista milanese che dal 27 giugno è nelle sale con il suo primo lungometraggio, “<strong>Tra cinque minuti in scena</strong>”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8958" title="locandina" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/locandina9-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /><span style="color: #000000;">Il film, prodotto da Rossofilm, racconta con grazia, tenerezza e ironia la storia di dipendenza e di intimità tra una figlia, Gianna – un’attrice di teatro – e una madre ultranovantenne, Anna, che non è più autonoma, ma che è stata una donna volitiva e dalla vita intensa. Il rapporto tra le due donne ( figlia e madre nella realtà) si intreccia con le vicende della messa in scena dello spettacolo di cui Gianna è una dei protagonisti, spettacolo che parla proprio delle difficoltà e della conflittualità del rapporto madre/figlia quando l’età sembra invertire i ruoli. La storia del film si dipana così tra fiction e realtà, e tra il palcoscenico – il luogo delle prove, il dietro le quinte – dove si scoprono i destini degli attori, e la casa delle due donne: tre scenari uniti dall’ironia, dall’amarezza e dalla evoluzione della personalità di Gianna.</span></p>
<p> <br />
<span id="more-8918"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Laura è arrivata a questo traguardo dopo una numerosa e varia produzione di cortometraggi, videoclip musicali, spot pubblicitari e documentari (il suo sito è tutto da vedere: </span><a href="http://www.laurachiossone.com" target="_blank">www.laurachiossone.com</a><span style="color: #000000;">), ed è crediamo giustamente orgogliosa. Le abbiamo rivolto qualche domanda.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-8952" title="Lei" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Lei6-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><span style="color: #000000;">Il tuo primo film è nelle sale da pochi giorni:  riesci a descriverci l’emozione che hai provato la “prima” volta che hai visto il tuo lavoro davanti a un pubblico vero? </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi nell&#8217;ordine: terrore, gioia e commozione. Vedere il film attraverso gli occhi del pubblico ti rende spettatore di te stesso e questo può essere bellissimo o tremendo, ma sentire il pubblico ridere agli appuntamenti giusti, e soprattutto vedere le loro facce felici perché ricche di emozioni alla fine è stato veramente il premio migliore.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Sei soddisfatta dei giudizi della critica e del pubblico raccolti finora?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più che soddisfatta, stupita: abbiamo ricevuto recensioni bellissime,  quasi imbarazzanti, e commenti di partecipazione sentitissima da parte del pubblico. Non era veramente nelle mie più rosee speranze ricevere un&#8217;accoglienza così alla mia opera prima.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Parliamo della realizzazione del film. Da dove  è nata l’idea alla base della sceneggiatura, quella del rapporto madre-figlia in un momento della vita in cui i ruoli si invertono? E come ti è venuto in mente di intrecciarla a una vicenda di “metateatro”, che perdonami l’aureo riferimento ma richiama i “soggetti” e i “personaggi” pirandelliani?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8953" title="Letto" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Letto1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /><span style="color: #000000;">L&#8217;idea nasce dalla realtà: ho conosciuto Gianna e sua mamma e mi sono innamorata del loro rapporto, un legame di forte dipendenza, un legame tragico che però affrontavano con spirito comico. Il ribaltamento dei ruoli in sé è una tematica bellissima poi. Anche l&#8217;idea della messinscena teatrale parte da un fatto reale: Gianna fa l&#8217;attrice di teatro, quindi mi è sembrato naturale portare sul palcoscenico, come in una catarsi, la storia del legame con sua mamma. Era il modo più evidente per raccontare la sua &#8220;crisi&#8221;, la difficoltà di gestire la propria vita professionale, personale e sentimentale facendosi carico dell&#8217;assistenza di un genitore non più autonomo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-8951" title="Stage" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Stage4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><span style="color: #000000;">Il cast è perfetto: oltre alle &#8211; a mio parere &#8211; straordinarie interpretazioni di Gianna e Anna ( e con</span></strong><span style="color: #000000;"><strong> che sorpresa ho scoperto che sono davvero madre e figlia, che interagiscono nella loro vera casa!), come e perché hai scelto gli altri protagonisti?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono tutti attori di teatro, perfetti quindi per interpretare la parte di attori teatrali appunto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Non vorrei dimenticare un altro protagonista, fondamentale, del film: Milano. Forse è inutile una domanda sul tuo amore per questa città?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una delle recensioni più belle che ho letto del film mi ha fatto piangere. Se non sbaglio diceva più o meno così: &#8220;In questo film Milano è femmina, ed è bellissima&#8221;. Noi siamo anche il luogo dove viviamo, inevitabilmente il carattere di un luogo ci segna. Una certa Milano, quella vera, non quella che hanno spacciato a basso costo nell&#8217;ultimo ventennio, è riservata ma dolce, sa essere elegante nella sua estrema semplicità, autoironica, è onesta, piena di speranza, guarda al futuro.</span> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-8954" title="t5mins2" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/t5mins24-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><span style="color: #000000;">Hai scelto di realizzare un film “indipendente”. Ci spieghi meglio cosa significa, cosa comporta e le difficoltà che ne conseguono?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è stata una scelta, ma l&#8217;unica chance! Sarei ben contenta di girare dei colossal su commissione! Ma non esiste un mercato abbastanza vivo per questo, bisogna tirarsi su le maniche e partire dal basso, ben venga: in cambio ho avuto tutta la libertà del mondo, i contenuti, la forma, ogni scelta è stata libera, limitata solo dalle possibilità concrete che erano comunque relative appunto a un basso budget. Ma i paletti stimolano la creatività, la stessa idea dei formati differenti nasce da un&#8217;esigenza di produzione: girare il film in due settimane. E allora il documentario che non richiede troupe, il teatro che può essere girato quasi in un unico piano sequenza e la parte cinematografica, più costruita, girata in pellicola con i tempi e i costi che questo comporta nel poco tempo a disposizione. E poi soprattutto mi sono ritrovata con un opera prima di cui sono orgogliosa, cosa che difficilmente sarebbe successa con un colossal!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Raccontaci della tua carriera: quando hai sentito la “vocazione” per il cinema, e come hai iniziato a realizzarla? </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho sempre amato il cinema come spettatrice, ma non avevo idea di cosa fosse il mestiere di regista</span>.<img class="alignright size-medium wp-image-8955" title="ult" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/ult2-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /> <span style="color: #000000;">Da bambina volevo scrivere romanzi, in realtà,</span> <span style="color: #000000;">ma non mi è mai riuscito bene! Un giorno ho avuto occasione di collaborare con Luca Lucini (il regista di &#8220;Amore bugie calcetto”, “Oggi sposi”, e tante altre commedie, nonché coproduttore del mio film), e ho capito cosa voleva dire fare regia: avere una visione e coordinare diversi livelli (immagine, suono, parola) in un&#8217;unica direzione. Ho pensato di aver trovato la mia strada, e mi sono messa alla prova con dei cortometraggi autoprodotti, per vedere se effettivamente avevo qualcosa da dire. Contenta del risultato ho cominciato la gavetta dal basso: produzione, aiuto regia, fino ad arrivare alla regia professionale verso il 2003. Ai tempi c&#8217;era un bel mercato vivace per i videoclip, una bellissima palestra per l&#8217;immaginario; da lì poi la pubblicità, che contrariamente a quanto uno possa pensare d&#8217;istinto può essere anch&#8217;essa in alcuni casi più fortunati una forma di espressione creativa; poi i documentari, per affrontare narrazioni più consistenti anche nella durata.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Sei contenta del tuo percorso finora?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sì, ho fatto tantissimo, ho imparato molto, mi sono divertita, ma soprattutto sono contenta ora che finalmente è arrivato il primo film, e un film così particolare, così felice.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Hai già in mente come e dove ti muoverai in futuro?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">No, non mi  è chiaro. Sono molto preoccupata della stasi economica  e culturale generale, c&#8217;è poco fermento, poche idee, poco coraggio. Ogni tanto penso che potrei andare già in pensione (ma ho 39 anni e sarebbe prestino&#8230;.)! Ma questo lavoro è una droga, non si riesce a farne a meno. Quindi in realtà sono molto concentrata per cercare di trovare la prossima bella storia da raccontare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Come ultima domanda, la stessa che facciamo sempre ai nostri intervistati: quali sono i tuoi tre film preferiti, quelli che in qualche modo di hanno cambiato la vita?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Provo a rispondere, ma probabilmente se mi rifai la domanda tra una settimana ti do altri tre titoli!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Cuore Selvaggio” di David Lynch</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Il Cameraman e l&#8217;assassino” di Remy Belvaux, Andrè Bonzel e Benoit Poelvoorde.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“La soufriere” di Werner Herzog.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per saperne ancora di più: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tracinqueminutinscena.it" target="_blank">www.tracinqueminutinscena.it</a></span></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><iframe width="560" height="315" src="//www.youtube.com/embed/BaEcHa5Te0A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center><br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dialoghi con&#8230; Sophie Chiarello</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 14:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amicinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel nostro spazio Dialoghi ospitiamo oggi con piacere Sophie Chiarello. Sophie, dopo una lunga gavetta in televisione, pubblicità e come aiuto regista in moltissimi film (Massimo Venier , Edoardo Winspeare, Kim Rossi Stuart e Giuseppe Piccioni tra gli altri), fa &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2013/03/dialoghi-con-sophie-chiarello/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8075" title="Ci vuole un gran fisico" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Ci-vuole-un-gran-fisico-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></span><span style="color: #000000;">Nel nostro spazio Dialoghi ospitiamo oggi con piacere Sophie Chiarello.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sophie, dopo una lunga gavetta in televisione, pubblicità e come aiuto regista in moltissimi film (Massimo Venier , Edoardo Winspeare, Kim Rossi Stuart e Giuseppe Piccioni tra gli altri), fa il suo esordio come lungometraggio con la pellicola “<strong>Ci vuole un gran fisico</strong>”, una divertente commedia con Anna Finocchiaro, Raul Cremona, Giovanni Storti e Elio.</span></p>
<p> <br />
<span id="more-8074"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Ciao Sophie intanto benvenuta sulla pagina degli Amicinema.</span></strong> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Parliamo subito del film che è uscito lo scorso giovedi’ nelle sale italiane.<br />
Visto che il bello del cinema (e della vita) sono i sentimenti, ti chiediamo subito quanto sei emozionata per il debutto di questa tua prima opera? Temi il giudizio del pubblico/critica o sei abbastanza serena ?</span></strong> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono molto emozionata certo. E’ il raggiungimento di un traguardo per il quale ho lavorato molti anni. È la dimostrazione che in Italia, a volte, anche il lavoro paga…o no?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il giudizio di pubblico e critica…non so se ‘temerlo’ sia il termine giusto. Sicuramente ha il suo grande valore nella misura in cui determina o meno il successo del film e dal pubblico soprattutto, non si può prescindere mai. Dal momento in cui il pubblico si siede a vedere il film, si stringe una sorta di patto con lui, che va rispettato fino alla fine. Ovviamente quindi spero che le intenzioni del film arrivino in sala in maniera chiara e senza equivoci. Se questo accade, è già una bella soddisfazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche la critica ha la sua grande importanza. Nel bene e nel male. In ogni caso, le critiche costruttive rappresentano un’occasione in più di confronto, per analizzare il proprio lavoro, guardarlo attraverso altri occhi e magari cogliere una possibilità di crescita in più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Il film racconta la storia di Eva una cinquantenne e della sua lotta per riaffermarsi socialmente e lavorativamente contro i pregiudizi di chi vorrebbe metterla in un angolo a causa del suo essere donna e per di piu’ non giovane.<br />
Cosa ti ha colpito della sceneggiatura (scritta dalla stessa Angela Finocchiaro) ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi è piaciuta molto l’idea di affrontare una tematica nuova, poco raccontata al cinema, e farlo in chiave di commedia. Poi ho avuto il privilegio di lavorare con un’attrice bravissima, che ha un intuito straordinario per la commedia, e che si è messa a nudo in un ruolo insolito. Solitamente le attrici tendono a voler nascondere le loro imperfezioni (e non solo le attrici ma quasi tutte le donne, compresa la sottoscritta!!), Angela le ha usate per aprire una finestra su una parte importante e difficile della vita della donna.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/u5faqZribH4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
 </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Come è stato il passaggio da dirigere un lungometraggio invece che un cortometraggio (ricordiamo <em>Ficarigna</em> del 2001, <em>Un filo intorno al mondo</em> del 2006, finalista ai Nastri d&#8217;Argento, e <em>Ritals</em>, domani me ne vado)?<br />
Tu hai molta esperienza come aiuto regista, ma questa volta hai dovuto cimentarti in una impresa &#8220;da grandi&#8221; o comunque molto più complessa !!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io non vedevo l’ora di fare ‘ufficialmente’ il salto dal mio ruolo di aiuto regista al ruolo di regista. Ufficiosamente, sentivo di averlo già fatto soprattutto con il film documentario ‘Ritals, domani me ne vado’, che ho scritto e diretto insieme a mia sorella Anna-Lisa Chiarello. Certo, si tratta di un film indipendente, con un budget ridottissimo e con implicazioni completamente diverse rispetto a ‘Ci vuole un gran fisico’.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con ‘Ci vuole un gran fisico’, mi sono messa ‘ufficialmente’ alla prova: il confronto con gli attori, la gestione di una troupe vera e numerosa, il senso di responsabilità di fronte ai produttori che mi hanno accordato la loro fiducia…insomma, ti ritrovi catapultata in prima linea in un meccanismo che a volte può intimorire ma è molto stimolante e edificante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-8080" title="Ci vuole un gran fisico 2" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/Ci-vuole-un-gran-fisico-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" />Nel cast del tuo film tra gli altri ci sono attori molto bravi ed affermati come Angela Finocchiaro e Aldo, Giovanni e Giacomo (già diretti da te nel corto Un filo intorno al mondo).<br />
Visti i loro tempi comici già ben rodati come hai deciso di impostare la tua regia?<br />
Hai lasciato spazio e carta bianca oppure hai cercato di dare un metodo alla loro improvvisazione ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con Angela in particolare, ma anche con gli altri attori, abbiamo provato molto, anche le domeniche. In quella sede, ci siamo concessi lo spazio all’improvvisazione per poi mettere a punto le scene ed essere pronti sul set. (nonostante le sette settimane di ripresa siano un lusso oggi, dovevamo correre!)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho cercato di mettermi in ascolto degli attori, e insieme, considerando le loro e le mie intuizioni, abbiamo costruito i personaggi, già ben disegnati dalla sceneggiatura, definito le dinamiche tra i vari personaggi, e i movimenti in base anche agli ambienti nei quali avremmo girato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Il nostro gruppo di “Amicinema” piu’ che di esperti e’ composto principalmente di appassionati di cinema.<br />
Ci puoi raccontare come e’ nata la tua passione per il cinema ?  E’ stato un colpo di fulmine (magari un film/regista particolare) o un innamoramento lento e costante ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non saprei dire esattamente come sia nata la mia passione per il cinema. Tante cose messe insieme forse. L’ho sempre molto amato fin da piccola. Mio padre andava sempre in giro con una super8 e filmava filmava filmava&#8230; Mia madre è una straordinaria raccontatrice di storie e con la sua voce mi ha portato attraverso mondi e vicende di persone conosciute e sconosciute.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Adoravo Romy Schneider e i film di Claude Sautet che vedevamo in televisione la sera a casa. Adoravo anche le commedie all’italiana e in età più matura ho potuto capire e apprezzare i film del neorealismo italiano, ancora molto celebrato in Francia, della nouvelle vague….</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">L’ultima domanda e’ quella classica che facciamo ai nostri intervistati sui loro gusti cinematografici e che poi diventa anche un consiglio per i nostri “lettori”: quali sono i tre film della tua vita ? Quelli che magari hanno appunto acceso la tua passione per la settima arte !!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Devo ammettere che non c’è un genere che prediligo rispetto ad altri (a parte l’horror che non mi stimola un granché). Amo i bei film, ben scritti, dalle commedie, ai drammi, ai biopic,…basta che siano bei film. Forse i film che ho nel cuore sono ‘C’era una volta in America’ di Sergio Leone, ma anche ‘La signora della porta accanto’, di Truffaut..ma insomma, sono tanti, talmente tanti che è riduttivo citarne solo due.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oggi parlo di questi ma domani potrei citarne altri, di un altro genere…’Harry ti presento Sally’, ‘Cattivissimo me’….dipende anche dal momento della vita che attraversi, dall’umore, lo stato d’animo… che ti fanno sentire in quel momento un film più vicino di un altro, no? …e oggi a roma piove!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bi4_8bE2CqU" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center><br />
 </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Sophie ti ringraziamo molto per il tempo che hai voluto dedicarci e ti auguriamo una lunga permanenza in sala per la tua pellicola e ovviamente un ottimo gradimento del pubblico (il film vicino a Milano lo trovate all&#8217;UCI Cinemas di Pioltello, allo Skyline di Sesto S.Giovanni, allo Space Cinema di Cerro Maggiore e alle Giraffe di Paderno Dugnano).</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dialoghi con&#8230; Walter Veltroni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 11:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Chiesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[La scorsa settimana l’appuntamento infrasettimanale degli Amicinema è stato dedicato all’ultimo film di Susanna Nicchiarelli &#8220;La scoperta dell’alba&#8220;, una pellicola molto intensa e piena di sensibilità che viaggia tra il presente e il recente passato degli anni di piombo delle &#8230; <a href="https://www.amicinema.it/2013/01/dialoghi-con-walter-veltroni/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft  wp-image-7497" title="La scoperta dell'alba - Il libro" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/La-scoperta-dellalba-241x300.jpg" alt="" width="154" height="192" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La scorsa settimana l’appuntamento infrasettimanale degli Amicinema è stato dedicato all’ultimo film di Susanna Nicchiarelli &#8220;<a title="La scoperta dell’alba" href="http://www.amicinema.it/2013/01/la-scoperta-dellalba/">La scoperta dell’alba</a>&#8220;, una pellicola molto intensa e piena di sensibilità che viaggia tra il presente e il recente passato degli anni di piombo delle Brigate Rosse.</span></p>
<p><span id="more-7496"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il soggetto di quest’opera è tratto dall’omonimo libro di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Veltroni" target="_blank">Walter Veltroni</a></strong> uscito nel 2006 e proprio lui gentilmente nel mezzo dei suoi impegni attuali si è prestato a rispondere ad un paio delle nostre domande.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Benvenuto Walter nel sito degli Amicinema e nel nostro spazio Dialoghi, siamo molto contenti di poterti intervistare visto che condividiamo la stessa passione e la stessa emozione per il cinema di qualunque genere sia.<br />
Ci prendiamo qualche libertà e vista l’informalità della situazione ti diamo del tu.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Ti chiediamo subito: sei soddisfatto del risultato di Susanna Nicchiarelli? E s</span></strong><strong><span style="color: #000000;">oprattutto, gli attori sono quelli che ti saresti immaginato nelle parti dei tuoi personaggi?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il film mi è piaciuto anche se  in certi aspetti è notevolmente diverso dal libro. O forse proprio per questo, visto che i due strumenti creativi, il mio romanzo e il lavoro cinematografico di Susanna Nicchiarelli hanno una loro autonomia profonda e ben distinguibile.<br />
Per quanto riguarda gli attori ne ho sicuramente apprezzato la recitazione, mentre il fatto che la regista abbia deciso di trasformate il protagonista maschile del libro in una donna mi evita il gioco (anche divertente) degli specchi tra i volti che io avevo immaginato e quelli che sono stati scelti per il  cinema.<br />
Ma, ripeto, gli attori sono bravi e convincenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><img class="alignright  wp-image-7504" title="La scoperta dell'alba" src="http://www.amicinema.it/wp/wp-content/uploads/La-scoperta-dellalba-2-300x199.jpg" alt="" width="192" height="127" />Come critico cinematografico avrai scritto molte volte di film tratti da libri nei quali il lavoro dello scrittore viene modificato per adattarlo alle esigenze della rappresentazione cinematografica.</span></strong><br />
<strong><span style="color: #000000;">Come ti sei sentito per una volta a essere in quella parte?  Il libro è stato variato in alcuni punti, ad esempio sul personaggio principale, sulla locazione temporale e su alcune scene/personaggi inseriti ex-novo. </span></strong><strong><span style="color: #000000;">Che ne pensi? Anche se immagino che tutte le variazioni siano state concordate con te&#8230;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un libro e un film sono opere che hanno grammatiche, linguaggi e regole interne diverse.<br />
I cambiamenti che sono stati introdotti in fase di sceneggiatura e poi nell’opera finita sono frutto del lavoro di Susanna Nicchiarelli e rispondono al percorso che lei si è costruita leggendo il mio libro.<br />
Il fatto che una regista abbia scelto di cambiare in donna il protagonista è da questo punto di vista esemplare, poiché impone una dinamica psicologica a lei affine, a riprova di quanto fosse giustamente determinata a fare proprio il tema del romanzo.<br />
Quando, anche da critico e appassionato di cinema, mi trovo a pensare a film tratti da opere letterarie, cerco di separare il giudizio, di non guardare tanto alla rispondenza tra i due ma  se la “macchina narrativa” cinematografica funziona.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Infine la classica domanda finale di queste brevi interviste. </span></strong><br />
<strong><span style="color: #000000;">Sul nostro sito abbiamo una rubrica chiamata “I migliori film della nostra vita”, dove i nostri visitatori lasciano le tre loro migliori pellicole e le loro emozioni collegate ad essi. </span></strong><br />
<strong><span style="color: #000000;">Quali sono i tre migliori film per Walter Veltroni ?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">2001 odissea nello spazio, Il cameraman, Miracolo a Milano. Ma tre sono proprio pochi..</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/xX-QCeqISZk" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Grazie mille Walter per aver partecipato al nostro spazio interviste.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Chi ancora non ha visto il film, e magari è stato incuriosito da questa intervista, può trovarlo ancora in sala al cinema Centrale di Milano.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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