Richard Linklater, il regista che ama il cinema

Richard Linklater è uno di quei registi che di sicuro è un amante del cinema e che condivide la nostra stessa passione per le storie, i piccoli gesti e le grandi conversazioni.


 

Nato il 30 luglio 1960 a Houston, in Texas, trascorre parte della giovinezza nella cittadina di Huntsville e frequenta per qualche tempo la Sam Houston State University.
Abbandonati gli studi, lavora anche su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico: durante i periodi di riposo leggeva molto e divorava film, scoprendo una passione destinata a cambiare la sua vita.
 
Trasferitosi ad Austin, nel 1985 contribuisce alla fondazione dell’Austin Film Society, diventando una delle figure decisive per la crescita culturale e cinematografica della città.

I suoi primi passi furono quelli di un autentico autodidatta, armato più di entusiasmo che di mezzi economici.
 
Dopo alcuni cortometraggi realizzò nel 1988 il lungometraggio sperimentale “It’s Impossible to Learn to Plow by Reading Books”, girato in Super 8 con un budget ridottissimo.
Ma fu “Slacker”, nel 1990, a rivelare davvero la sua voce: il film attraversava Austin seguendo decine di personaggi eccentrici, passando dall’uno all’altro quasi senza una trama tradizionale.
Costato appena 23.000 dollari, diventò uno dei simboli del cinema indipendente americano e dimostrò che anche una chiacchierata apparentemente inutile, nelle mani giuste, può raccontare un’intera generazione.

 

Con “La vita è un sogno” del 1993, titolo italiano di “Dazed and Confused”, Linklater trasformò l’ultima giornata di scuola di alcuni adolescenti texani del 1976 in una festa cinematografica fatta di musica, automobili, amicizie e paure per il futuro.
Il film non ottenne subito un enorme successo commerciale, ma con il tempo divenne un cult e lanciò attori come Matthew McConaughey, Ben Affleck e Parker Posey.

 

Due anni più tardi arrivò il primo dei suoi capolavori “Prima dell’alba”, incontro notturno a Vienna tra Jesse ed Céline, interpretati da Ethan Hawke e Julie Delpy. Camminando e parlando, i due personaggi trasformavano poche ore in una delle storie d’amore più naturali e amate del cinema contemporaneo.
Quell’incontro sarebbe diventato il cuore di una trilogia straordinaria. “Before Sunset – Prima del tramonto”, nel 2004, ritrovava Jesse e Céline nove anni dopo a Parigi, mentre “Before Midnight”, nel 2013, li mostrava ormai adulti, innamorati ma alle prese con tutte le inevitabili complicazioni della vita di coppia.
Linklater utilizzò il tempo reale trascorso tra un film e l’altro come parte stessa del racconto: i volti degli attori cambiavano insieme ai personaggi e agli spettatori.

 


 

Linklater non è però soltanto il regista delle passeggiate romantiche e delle riflessioni esistenziali. Nel corso della carriera ha attraversato generi molto diversi, mantenendo sempre uno stile personale. Ha sperimentato l’animazione in rotoscopio con “Waking Life” e con il fantascientifico “A Scanner Darkly”, tratto da Philip K. Dick; ha diretto Jack Black nella scatenata commedia musicale “School of Rock” e ha raccontato una vicenda criminale realmente accaduta con l’irresistibile umorismo nero di “Bernie”. Anche quando lavora con produzioni più grandi, il nostro regista conserva sempre l’aria del cineasta indipendente che preferisce ascoltare i suoi personaggi anziché costringerli dentro una formula.

 

Il progetto più ambizioso e riuscito arrivò con “Boyhood“, girato nell’arco di dodici anni con gli stessi interpreti.
Seguendo la crescita reale del giovane Ellar Coltrane dall’infanzia all’università, il film trasformava il semplice passare degli anni in uno spettacolo emozionante, senza bisogno di effetti speciali o trucchi di montaggio.
Presentato nel 2014, “Boyhood” ottenne sei candidature agli Oscar e valse a Linklater il Golden Globe e il BAFTA per la regia.
 


 
Dopo un’esperienza tanto monumentale, il regista tornò alla spensieratezza universitaria con “Tutti vogliono qualcosa“, ideale seguito spirituale di “La vita è un sogno”, a “Che fine ha fatto Bernadette?” con Cate Blanchett e all’animazione autobiografica con “Apollo 10 e mezzo“, affettuoso ricordo dell’infanzia texana durante la corsa allo spazio.

 

Negli ultimi anni Linklater sembra avere ritrovato una nuova giovinezza creativa. In “Hit Man – Killer per caso” ha diretto Glen Powell in una brillante commedia romantica e criminale sul piacere di interpretare identità diverse.
In questi 2026 ha presentato addirittura due film: “Blue Moon“, intimo ritratto del paroliere Lorenz Hart interpretato dal fedelissimo Ethan Hawke, e “Nouvelle Vague“, appassionata ricostruzione delle riprese di “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard, che abbiamo anche inserito nel nostro sondaggio dei 50 film della stagione.
Il primo celebra il potere delle parole e degli attori, il secondo l’euforia di un cinema giovane, libero e pronto a infrangere tutte le regole.

 

È difficile immaginare una dichiarazione d’amore più sincera: dopo tanti anni, Richard Linklater continua a osservare le persone mentre parlano, crescono, si innamorano e sognano. E continua a ricordarci che il cinema, prima ancora di raccontare grandi avventure, può regalarci il privilegio di relazionarci ed emozionarci tutti assieme !!

 


 

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