“Yellow Letters” è il quinto film del regista tedesco di origine turca Ilker Çatak, il cui lavoro precedente, “La sala professori“, aveva fatto incetta di premi in Germania ed era entrato nella cinquina dei titoli per l’Oscar come Miglior film internazionale.
Con questo ottimo film ha bissato i premi vincendo l’Orso d’Oro all’ultimo Festival del cinema di Berlino confermandosi come una delle voci più incisive del cinema europeo contemporaneo.
Derya e Aziz, una coppia turca di mezza età, lei attrice di teatro, lui drammaturgo e docente universitario, entrano nel mirino delle autorità turche come oppositori del regime di Erdogan: la pièce politicamente impegnata che Derya intrepreta viene cancellata, Aziz viene allontanato dall’università e i suoi social messi sotto controllo.
Persino le dinamiche di coppia, e il rapporto con la figlia adolescente Ezgi, entrano in crisi quando il dramma si sposta dal palcoscenico alla vita reale seguendo logiche narrative simili, e mettendo alla prova l’impegno politico dei due protagonisti, fino a quel momento limitato ad un dissenso astratto e metaforico veicolato in forma artistica e intellettuale.
Ma l’arte e l’ideologia sono abbastanza pericolose e potenti da minacciare il potere costituito, e in ogni caso da spingere gli spettatori e gli studenti a porsi domande scomode e potenzialmente sovversive.
Gli attori sono Tansu Biçer, Kerem Can, Aziz Çapkurt, Siir Eloglu e Özgü Namal.
Questa è la bella recensione della nostra inviata Ornella Dallavalle !
“Aziz è un docente universitario e uno sceneggiatore, Derya, sua moglie, una tra le attrice teatrali più note in Turchia. La loro è una posizione privilegiata, sembrano intoccabili: possono dare voce alle ingiustizie, agli abusi del potere, all’autoritarismo e lo fanno, attraverso le loro pièce, finché qualcosa accade.
Iniziano ad essere accusati di essere dei sovversivi ma tutto ciò avviene in modo quasi impercettibile, le accuse nei loro confronti sono indirette, sono richieste di rimuovere dei contenuti dai social, di rinnegare qualcosa in cui credono e loro non lo fanno, non accettano i compromessi e per questo perdono entrambi il lavoro e la casa in cui vivono. La percezione dell’ingiustizia per ciò che improvvisamente succede rende imponderabile, e perciò più efficace, la minaccia che incombe sui due protagonisti e rende il film a tratti surreale ed in altri porta ad una percezione di pericolo imminente, di minaccia prossima e vicina.
Un tratto distintivo del film di Çatak è l’ambientazione turca, nonostante il film sia palesemente (e forse volutamente) stato girato in Germania: Berlino diventa Ankara e Amburgo Istanbul, e ciò viene esplicitato dal regista, così da sottolineare, con lo straniamento, l’universalità dei temi che tratta.
La vita cambia, Aziz è costretto a fare il tassista per portare dei soldi a casa ma, di notte, scrive “Yellow Letters” (una “lettera gialla” lo aveva informato del suo licenziamento dall’incarico universitario), e questa diventa la sua più importante opera teatrale, quella in cui, senza censura, racconta l’autoritarismo delle istituzioni e di chi ne fa parte.
Derya si ritrova prima casalinga e poi attrice di fiction di dubbio gusto. I cambiamenti sociali e personali creano un minuzioso dramma famigliare e ci mostrano come i macro-cambiamenti del mondo in cui si vive abbiano influenza sul microcosmo personale di ogni individuo, di ogni famiglia.
Il finale ci sorprende, c’è chi alla fine cede al sistema e cambia i suoi valori, per sopravvivere, e chi non lo fa e continua a chiedersi se le sue parole possano davvero cambiare il mondo, contemplando un cielo infinito, e il vetro che lo separa da quello. Da vedere!”
E come sempre non possiamo che concludere con il trailer ufficiale !
