Un viaggio attraverso la cinematografia statunitense significa attraversare paesaggi narrativi molto diversi tra loro: dalle grandi metropoli illuminate al neon alle campagne simboliche della tradizione americana, passando per thriller urbani, racconti politici e nuove reinterpretazioni dei classici.
Il cinema americano continua infatti a reinventarsi, alternando produzioni spettacolari a opere più intime e autoriali, capaci di raccontare le inquietudini del presente attraverso linguaggi sempre nuovi.
In questa tappa del nostro percorso ci soffermiamo su due titoli molto attesi: Relay di David Mackenzie e Animal Farm di Andy Serkis, due progetti differenti ma accomunati dalla volontà di riflettere sul potere, sulla manipolazione e sulle fragilità umane.
Con “Relay”, David Mackenzie, il regista di “Hell or High Water”, torna al thriller urbano costruendo una storia fatta di segreti, ricatti e paranoia tecnologica.
Protagonista del film è un “fixer” interpretato da Riz Ahmed, specializzato nel mediare accordi clandestini tra grandi corporation corrotte e whistleblower pronti a denunciarle.
Quando una donna in pericolo, interpretata da Lily James, gli chiede protezione, il protagonista è costretto a infrangere le sue rigidissime regole professionali, finendo coinvolto in una spirale di violenza e cospirazioni.
Nel cast compaiono anche Sam Worthington e Willa Fitzgerald.
Mackenzie punta ancora una volta su atmosfere tese e personaggi moralmente ambigui, recuperando il fascino del thriller americano degli anni Settanta ma aggiornandolo all’era digitale.
Dopo anni di sviluppo, Andy Serkis porta finalmente sullo schermo la sua versione animata di “Animal Farm”, celebre allegoria politica di George Orwell.
Il film reinterpreta il romanzo attraverso l’animazione digitale e un cast vocale ricchissimo: Seth Rogen presta la voce al maiale Napoleon, mentre tra gli altri interpreti figurano Glenn Close, Steve Buscemi, Woody Harrelson, Kieran Culkin e Gaten Matarazzo (per tutti gli amanti di Stranger Things).
La storia rimane quella della rivolta degli animali contro gli uomini e della successiva degenerazione del potere nelle mani dei maiali, simbolo della corruzione delle ideologie rivoluzionarie.
Serkis, maestro della performance capture, sceglie però una chiave più accessibile e contemporanea rispetto al romanzo originale, puntando anche su elementi satirici e umoristici pensati per un pubblico giovane.
Una scelta che ha già diviso critica e spettatori: alcuni apprezzano il tentativo di aggiornare Orwell ai conflitti sociali del XXI secolo, altri ritengono che il tono più leggero finisca per indebolire la forza politica dell’opera.
In ogni caso, Animal Farm conferma la volontà del cinema americano di rileggere i grandi classici attraverso sensibilità nuove, trasformando un racconto del 1945 in una riflessione ancora attualissima sui meccanismi del potere e della propaganda.
E infine se volete recuperare le puntate precedenti di Drive-In USA questo e’ il link !!
