Il regista tedesco-francese Dominik Moll (“Only the Animals – Storie di spiriti amanti“, “La notte del 12“) merita più attenzione in Italia e noi siamo contenti di raccontarvi “Il caso 137″ il suo bellissimo nuovo thriller denso di tensione che vedremo anche in sala nell’uscita infrasettimanale di settimana prossima.
Presentato in concorso a Cannes è interpretato da una straordinaria Léa Drucker, vincitrice del César come Miglior attrice.
Guillaume ha vent’anni e insieme alla madre, la sorella e il ragazzo della sorella parte dalla provincia francese per partecipare ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi.
Il gruppetto famigliare, partito come per una scampagnata, non fa pare della protesta più strutturata e aggressiva, ma Guillaume si beccherà comunque un colpo di pistola in testa da un poliziotto antisommossa.
Il caso, cui viene assegnato il numero di protocollo 137, arriva sulla scrivania di Stephanie, una poliziotta adibita a investigare l’uso della violenza, da parte delle forze dell’ordine, “non necessaria e proporzionata”. E lei conducendo le indagini con diligente meticolosità, nella crescente disapprovazione dei suoi colleghi e persino del suo ex marito, anche lui poliziotto. Riuscirà a ristabilire la verità e a fare giustizia?
Con appunto la bravissima Léa Drucker e poi Yoann Blanc, Antonia Buresi, Etienne Guillou-Kervern e Guslagie Malanga.
Ci fa piacere condividervi le parole del regista prese dal pressbook ufficiale del film !
Il funzionamento dell’IGPN, “la polizia della polizia” mi incuriosisce da molto tempo. Essendo agenti che indagano su altri agenti, si trovano in una posizione scomoda. Sono spesso disprezzati dai loro colleghi, nonché criticati dai media, e queste tensioni mi interessavano a livello narrativo: come ci si trova a essere nel mezzo di un simile fuoco incrociato? Inoltre, raccontare un caso legato alle proteste del 2018 dei Gilets jaunes mi ha permesso di affrontare anche alcuni dei problemi che mettono a dura prova da anni la società francese: il divario tra Parigi e il resto del paese, il senso di abbandono della provincia, le disuguaglianze sempre più profonde. E sono problemi che non riguardano solo la Francia.
Le informazioni pubbliche sull’IGPN sono scarse, si tratta di un’istituzione rimasta a lungo inaccessibile. Grazie al successo de La notte del 12 e, devo dire, all’apertura mentale del nuovo capo dell’IGPN, che per la prima volta è un magistrato e non un agente di polizia, ho avuto l’opportunità rara di immergermi nel cuore della sezione parigina, osservando le squadre investigative al lavoro e parlando con loro a livello pratico dei loro metodi e delle loro motivazioni, nonché delle difficoltà che incontrano.
Al di là della suspense che circonda la risoluzione del caso, ho avuto la sensazione, insieme a Gilles Marchand, che uno dei temi centrali del film fosse la questione del punto di vista e come può essere affetto da pregiudizi. Stéphanie mette insieme i pezzi del fascicolo, confronta diverse versioni e cerca di ricomporre il puzzle. Vuole essere metodica e imparziale, ma un dettaglio la turba: la vittima è di Saint Dizier, la città in cui è nata e cresciuta. Questo potrebbe cambiare la sua visione del caso? Influirà sul modo in cui conduce le indagini o creerà quell’empatia che manca a un approccio puramente tecnico?
Il cinema, che si basa fortemente sull’identificazione del pubblico, è un mezzo potente per riflettere su questo.
Imperdibile il trailer italiano di questo film !!
