Quel dolore ancora così bruciante tra la Francia e l’Algeria

Presentato in concorso all’82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Lo Straniero” (L’Étranger) porta sul grande schermo una delle opere più potenti e controverse della letteratura del Novecento dall’omonimo capolavoro di Albert Camus, riletta con lo sguardo elegante e inquieto del grande François Ozon (due anni dopo l’ottimo “Sotto le foglie“).

 

Algeri, 1938. Meursault, un giovane sulla trentina, modesto impiegato, seppellisce sua madre senza manifestare la minima emozione.
L’indomani inizia una relazione con Marie, una collega d’ufficio. Poi riprende la solita vita di tutti i giorni. Ma il suo vicino di casa, Raymond Sintès, altera il suo tran tran quotidiano trascinandolo in loschi affari che culminano in un evento drammatico su una spiaggia, sotto il sole a picco…

 

Bel cast con Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant e Swann Arlaud.


 

Ecco le parole del regista parigino su questa sua nuova fatica
 
Avevo scritto una sceneggiatura originale in forma di trittico. In una delle storie, della durata di una trentina di minuti, avevo schizzato il ritratto di un giovane dei nostri giorni, disilluso, isolato dal mondo, che non trova alcun senso nella propria vita.
Avrebbe dovuto interpretarlo Benjamin Voisin. Ma il progetto non si è potuto realizzare e alcuni amici mi hanno consigliato di sviluppare questa storia per farne un lungometraggio. Per nutrirla ho riletto Lo straniero, che non rileggevo dall’epoca dell’adolescenza. Ed è stato un vero choc: il romanzo aveva conservato tutta la sua forza e parlava delle cose che volevo raccontare e per di più in modo intelligente e incisivo!
A quel punto ho contattato l’editore Gallimard, pensando che i diritti per il cinema fossero già presi, ma con mia grande sorpresa erano liberi. Quindi mi sono tuffato nell’adattamento, sicuro che Benjamin sarebbe stato perfetto per incarnare Meursault.
 
L’idea di adattare uno dei romanzi più celebri della letteratura mondiale ti getta in uno stato di angoscia e di enormi dubbi! Fino a quel momento avevo adattato solo opere meno conosciute e riconosciute. È stata una sfida enorme per me trasporre un capolavoro, che tutti hanno letto e che ogni lettore ha già mentalmente visualizzato e messo in scena.
Ma il mio interesse per il libro è stato più forte delle mie apprensioni e mi sono quindi lanciato nell’impresa con una certa incoscienza.
E nel giro di poco tempo mi sono reso conto che immergermi ne Lo straniero era anche un modo di riconnettermi con una parte della mia storia personale. Mio nonno materno era giudice istruttore a Bône (oggi Annaba) in Algeria e nel 1956 era sfuggito a un attentato, evento che aveva accelerato il ritorno della mia famiglia nella Francia continentale.
 
Lavorando sui documenti e gli archivi, incontrando storici e testimoni dell’epoca, mi sono reso conto in che misura le famiglie francesi hanno tutte un legame con l’Algeria e che spesso c’è ancora un silenzio di piombo che pesa sulle nostre storie.

So che in ogni adattamento c’è necessariamente una parte di tradimento che bisogna accettare. È come la traduzione. La lingua letteraria e quella cinematografica non sono le stesse. Ho seguito il mio istinto e quello che mi ha sedotto nel romanzo e ho fatto mia la visione di Camus. Mi è sembrato che la «trascrizione» della prima parte del libro (il funerale della madre, la vita quotidiana e l’omicidio dell’Arabo sulla spiaggia) dovesse essere sensoriale, quasi muta, fisica, su un ritmo lento ed elegiaco.
 
Mi dicevano che la seconda parte (quella del processo e della prigione) sarebbe stata più facile, più «efficace». Ebbene era quella che mi spaventava di più, poiché nel libro è in forma di monologo interiore, di flusso di pensieri, mentre la prima parte è già di per sé più cinematografica, con la descrizione comportamentista dei fatti e degli atti.

 

Finiamo come sempre con l’affascinante trailer italiano !

 



 

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