Fatih Akin (dopo quattro anni di assenza dopo “Rheingold“) dirige “L’isola dei ricordi” partendo da una sceneggiatura del regista Hark Bohm che, vistosi nell’impossibilità fisica di dirigerlo, ha accettato la proposta di Akin di rivedere insieme il testo per poi portarlo sullo schermo.
Isola di Amrum. Primavera 1945. Sono gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e già si avverte che il nazismo sta per essere sconfitto.
Il dodicenne Nanning ha il padre al fronte e una madre fervente nazista che soffre anche fisicamente per quanto sta accadendo. Il bambino cerca di comprendere quanto accade mentre si impegna per soddisfare un desiderio materno che, spera, possa farle tornare la tranquillità.
Gli attori sono la brava Diane Kruger, Matthias Schweighöfer, Laura Tonke, Detlev Buck e Hark Bohm.
Sentiamo le parole del regista turco su questo film:
Hark Bohm ha scritto una sceneggiatura piena di poesia, di grazia e di suspense.
Quando si è reso conto che non sarebbe più stato in grado di dirigere lui stesso il film, lo ha chiesto a me. Ho esitato, in fondo io sono un cineasta dilettante che ha sempre bisogno di trovare un legame personale con il materiale che tratta.
In ogni caso, la sceneggiatura andava rielaborata perché era troppo lunga. Dal momento che Hark scriveva tutto a mano, una sua revisione avrebbe richiesto troppo tempo. Mi sono offerto di occuparmi della riscrittura. Hark ha acconsentito. Nel frattempo la storia si è fatta strada nel mio cuore. Era come adottare un figlio: a un certo punto smetti di porti delle domande e ti lasci andare a un amore incondizionato.
All’inizio avevo concepito l’intero progetto come un film sperimentale: come sarei riuscito a girare un film di Hark Bohm? Ho rivisto i suoi lavori, analizzato le angolazioni della macchina da presa, la sua direzione degli attori, il suo montaggio e, soprattutto, il suo atteggiamento. Ma più si avvicinava l’inizio delle riprese, più mi rendevo conto che era una follia. Dovevo fare un mio film!
A partire da quella presa di coscienza, ogni cosa ha iniziato a trovare il suo posto. I film che mi erano venuti in mente quando Hark mi aveva raccontato la storia per la prima volta erano Ladri di biciclette e Sciuscià di Vittorio De Sica. Le scene in cui Nanning cerca i pezzi di legno sulla spiaggia mi avevano fatto pensare a “La morte corre sul fiume di Charles Laughton”.
L’intero film avrebbe dovuto respirare lo spirito di “Stand by Me – Ricordo di un’estate” di Rob Reiner… dunque la mia formazione
cinematografica è diventata il mio primo legame personale con il film. Ne sono seguiti altri.
Poco prima della fine della lavorazione mi sono reso conto della cosa più importante: amici che hanno vissuto in una specie di versione disneyana della Germania hanno iniziato a ipotizzare di lasciare il paese. Ma Goethe diceva: “Laddove abbiamo ricevuto un’istruzione, è la nostra patria”. E io non voglio lasciarla ai nazisti.
L’ISOLA DEI RICORDI parla della cacciata dal paradiso. Per me il film è diventato una missione, un viaggio nella profondità della mia “anima tedesca”. Forse è stata l’ultima lezione del maestro Hark Bohm: il cinema resta un eterno mistero.
Come da buona abitudine terminiamo con il trailer ufficiale !!
