Ritorna la nostra rubrica dedicata alle connessioni profonde tra cinema e musica classica e oggi ci concentriamo su uno dei classici romantici degli anni ’90.
“La Traviata” è una delle opere più celebri di Giuseppe Verdi, rappresentata per la prima volta nel 1853 al Teatro La Fenice di Venezia.
Ispirata al romanzo La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, l’opera fu inizialmente accolta con freddezza dal pubblico, anche a causa della scelta di ambientare la storia in un’epoca contemporanea, cosa allora considerata audace.
Verdi, tuttavia, era convinto della forza drammatica della vicenda e, dopo alcune modifiche e una nuova rappresentazione l’anno successivo, l’opera ottenne un enorme successo, diventando uno dei capolavori più rappresentati al mondo.
Verdi insistette molto per mantenere un forte realismo nella narrazione, mostrando in scena temi allora delicati come la malattia (la tubercolosi) e la condizione delle donne emarginate.
Con il tempo, proprio questa modernità e intensità emotiva hanno reso La Traviata un’opera amatissima, capace di commuovere ancora oggi spettatori di tutto il mondo e anche dalla protagonista del nostro film.
Il film di cui vi parlavamo era ovviamente “Pretty Woman” uscito nel 1990 diretto dal compianto Garry Marshall.
In una delle sequenze più memorabili del film, il ricco uomo d’affari Edward (Richard Gere) porta Vivian (Julia Roberts) a vedere appunto “La Traviata” alla San Francisco Opera, scelta non casuale perché, proprio come nella storia dell’opera, parla di una cortigiana che si innamora di un uomo benestante. Anche Vivian, nel film, è una escort che attraversa i confini sociali grazie al legame con Edward.
Vivian, abituata a un mondo molto diverso, si trova immersa in uno spettacolo di grande cultura e tradizione e la sua reazione mette in luce il divario (ma anche le possibilità di comprensione reciproca) tra i due protagonisti.
La scena non è stato girata nell’opera vera: la produzione aveva pianificato di filmare alla San Francisco Opera, ma un terremoto nell’ottobre 1989 fece cambiare i piani, così la scena fu ricreata altrove con scenografia studiata ad hoc.
Famoso poi è il vestito che Vivian indossa per l’opera e che è diventato un’icona della cinematografia romantica. Il costume designer aveva inizialmente proposto il nero, ma scegliendo il rosso l’abito diventò simbolo visivo della trasformazione del personaggio (da prostituta di strada a donna di alta società per una sera).
E questo è il secondo atto ripreso dalla rappresentazione all’Arena di Verona del 2019
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