Un fiume in piena per raccontare la dittatura brasiliana

Vincere due premi principali nella stessa edizione di Cannes non è cosa da pochi e questo fa di “L’agente segreto” (“O agente secreto”) sicuramente uno dei film più attesi e importanti di questo inizio di 2026.
 
Il film diretto dal regista brasiliano Kleber Mendonça Filho (“Aquarius“, “Bacurau”) ha vinto infatti il premio per la miglior regia e per il miglior attore ed e’ candidato agli Oscar come miglior film straniero.

 

1977. Il Brasile vive sotto un regime militare dittatoriale. Con il falso nome di Marcello un professore universitario torna con il figlio nel nordest del Paese per cercare notizie sulla madre in attesa di espatriare.
Nel passato si è messo di traverso rispetto all’attività di un corrotto imprenditore di origini italiane ed ora due killer sono sulle sue tracce per eliminarlo.

 

Tra gli attori segnaliamo Wagner Moura (vincitore appunto a Cannes), Udo Kier, Gabriel Leone, Maria Fernanda Cândido e Hermila Guedes.


 

All’anteprima stampa milanese era presente la nostra inviata Virna Castiglioni e questa è la recensione che ci ha mandato !
 
Un film denso, corposo, particolareggiato, minuzioso nel ricostruire i fatti. Questa modalità di non lasciare niente di inspiegato rende la narrazione all’ interno di un minutaggio un po’ eccessivo rischiando una sovraesposizione di immagini e di retroscena che potevano anche rimanere più accennati senza per questo risultare poco comprensibili.
 
Il cast appare efficace per incarnare i protagonisti della scena sociale del Brasile degli anni 70 fatto di corruzione, terrore, paura, minacce, povertà ma anche tanto folklore, balli, carnevale e tutto il calore che un paese latino ha nel suo DNA e passa nel sangue di chi ci nasce e ci vive.
Brasile che ha vissuto una terribile dittatura e ancora oggi prova con la ricerca e lo studio a non perdere la memoria e fare emergere quello che con repressione e intimidazione si cercava di tenere nascosto. Il film si apre con un affresco macabro del Paese.
La polizia che indaga e si interessa di chi non dovrebbe destare sospetti ma tratta con indifferenza quello di aberrante avviene alla luce del sole. Il film è un modo per fare emergere le storie singole, la solidarietà fra comuni, la brava gente costretta a nascondersi e a rifugiarsi per non avere problemi.
 
Scegliere un nome diverso dal proprio e non destare sospetti. Lavorare nell’ombra per poter poi lasciare il Paese in sicurezza. Andata e ritorno di chi sente forte le proprie radici e cerca di ricostruire il passato e di creare un ricordo da portare via con sé. Generazioni diverse che affrontano il destino comune di vivere in un Paese che non è libero. Prigionieri, spaventati, umiliati e vessati.
Un inseguire chi cerca pace e un cedere alle violenze di chi non conosce remore.
È un fiume in piena questo film che nel suo dispiegarsi tocca tanti temi e affronta un arco temporale imponente perché, pur concentrandosi sugli anni Settanta della dittatura, raggiunge i giorni nostri per raccontare anche l’immenso lavoro di ricerca e catalogazione delle tante testimonianze di chi ha cercato, con grande fatica e mettendo a repentaglio la propria incolumità fisica, di dare una mano a chi cercava di ricongiungersi agli affetti per poi approdare in un contesto libero che fosse meta di possibile felicità, dopo l’orrore subito.

 

Gran finale con il trailer ufficiale !!

 


 

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