40 anni di carriera e hanno ancora voglia di fare cinema e di raccontarci le semplici ma meravigliose vite delle persone comuni.
Parliamo ovviamente di Jean-Pierre e Luc Dardenne i due fratelli più noti del cinema belga (il loro precedente film “Tori e Lokita” ci aveva commosso davvero).
All’ultimo Festival di Cannes questo “Giovani madri” (in originale “Jeunes Mères”) ha vinto il premio per la miglior regia e adesso per la nostra immensa gioia lo vedremo in sala da questa settimana.
Jessica, Perla, Julie, Arianne e Naïma sono cinque adolescenti che hanno trovato rifugio ed assistenza, ognuna per motivi diversi, in una casa rifugio per ragazze madri. Se ne seguono i percorsi che le vedono rischiare di arrendersi o cercare di superare le difficoltà che stanno alla base della loro scelta di dare alla luce una creatura.
Con India Hair, Elsa Houben, Janaina Halloy, Lucie Laruelle e Babette Verbeek.
Spazio alla bella recensione della nostra inviata Virna Castiglioni:
“Giovani madri” è un inno alla vita, un si forte al futuro, al domani e all’ avvenire nonostante il punto di partenza sia di povertà materiale e sociale. In una casa-famiglia vivono cinque ragazze che hanno messo al mondo figli senza pensare alle conseguenze o non riflettendo accuratamente prima di prendere questa decisione o ancora avendo cercato questa condizione per riuscire finalmente ad avere una famiglia ma soprattutto a costruirne una da zero che non ricalcasse quella fallimentare di origine. Cinque giovani attrici molto diverse fra loro che incarnano cinque adolescenti accomunate dallo status di maternità. Chi ha già partorito e chi lo farà a breve. Un team di operatrici le seguono nel delicato compito di insegnare loro, per quanto possibile, ad agire il nuovo ruolo che le accompagnerà per il resto della loro vita. Tutte e cinque appaiono inadeguate, inesperte ma dolci e premurose.
I fratelli Dardenne tornano ad occuparsi di realtà e lo fanno a modo loro, con un’ indagine serrata sul vissuto di cinque giovani madri alle prese con i problemi, le preoccupazioni, le difficoltà ma anche con le gioie e le emozioni che accompagnano il prendersi cura di un bambino.
Delicato e commovente l’ approccio che si riserva ad un racconto di vita vera che lambisce il documentario per quanto risulta credibile e spontaneo, pur non essendo l’ opera ascrivibile a questo genere. Non c’è mai cupezza, nonostante tutto, anche quando la decisione che sembra più razionale necessita di uno strappo lacerante la disperazione non è mai contemplata. La speranza è sempre presente e la sensazione che alla fine tutto si sistemerà aleggia esplodendo nel finale dove un sentimento forte di riconoscenza chiude un capitolo doloroso con la consapevolezza che il prossimo sarà per forza di cose migliore.
Un film che non ha picchi, non raggiunge mai altezze vertiginose ma si mantiene lieve, equilibrato. Non eccede e non rincorre mai il sensazionalismo. La misura è il suo fascino e il suo principale tratto distintivo. Un profilo basso che è sinonimo di ricerca e cura.
Un affresco di vita che narra il quotidiano e l’ ordinario per dimostrare come affrontare giorno per giorno le incombenze e i propri doveri con amore e responsabilità sia l’ unica modalità per raggiungere lo straordinario. Contano le intenzioni, la buona volontà, la determinazione che fanno dell’ inesperienza mai una zavorra ma anzi una spinta per fare sempre meglio. Ragazze cresciute in fretta, alle quali la vita ha chiesto molto e tolto tanto ma ha anche saputo ricompensarle con il dono più bello.
Spazio come sempre al trailer ufficiale !!
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