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	<title>Commenti a: Vinci Wim Wenders con Amicinema e Viggo</title>
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	<description>Gli amici del cinema a Milano</description>
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		<title>Di: Roberto Tretola</title>
		<link>https://www.amicinema.it/2016/08/vinci-wim-wenders-con-amicinema-e-viggo/comment-page-1/#comment-1430</link>
		<dc:creator>Roberto Tretola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 19:03:16 +0000</pubDate>
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		<description>- Non ti ho chiesto di raccontarmi la tua storia. 
- Cosa vuoi sapere allora?
- Voglio sapere chi sei.
- Io sono la mia storia

Grazie per avermi regalato la possibilità di rivedere su grande schermo, e in versione restaurata, questo magnifico film, uno dei più rappresentativi del primo Wenders. Un film sull’identità e la memoria, sul confronto con le ferite del passato e il difficile tentativo di essere liberi, ma anche una riflessione sul cinema.
Bruno ripara proiettori cinematografici e vive in un camion, con cui raggiunge i suoi clienti: i cinema di provincia della Germania federale. Assiste al goffo tentativo di suicidio di Robert, che si è appena separato dalla moglie. I due restano insieme per alcuni giorni. Robert, ossessionato dalla figura del padre tipografo, che avrebbe rovinato la vita a lui e a sua madre, decide di andare a fargli visita per chiudere i conti con il passato. Non riuscendo a esprimersi a voce, compone il suo “J’accuse” alla linotype, sottoforma di un’edizione speciale del giornale locale pubblicato dal padre. 
Bruno invece è sospeso in un eterno presente, privo di un passato ma anche di una progettualità futura, che si renderà possibile solo tornando a immergersi nel corso del tempo, nella relazione con l’altro, a costo di mettere a rischio la propria identità e la propria libertà.
A dover fare i conti con il passato, come è evidente dal dialogo di apertura tra Bruno e il gestore del cinema con un passato nel partito nazional-socialista, è chiamata del resto la Germania stessa. Una Germania profonda, fotografata in un mirabile bianco e nero, indistinguibile dal Midwest se non per le case a graticcio dei borghi che i protagonisti attraversano: la frontiera con la DDR come la “Frontiera”, i granai della Franconia come i granai dell’Indiana, le rive dell’Elba come quelle dell’Ohio. Un omaggio all’America e al cinema americano (“Gli americani ci hanno colonizzato il subconscio”), che Wenders rielabora nella sua personalissima maniera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>- Non ti ho chiesto di raccontarmi la tua storia.<br />
- Cosa vuoi sapere allora?<br />
- Voglio sapere chi sei.<br />
- Io sono la mia storia</p>
<p>Grazie per avermi regalato la possibilità di rivedere su grande schermo, e in versione restaurata, questo magnifico film, uno dei più rappresentativi del primo Wenders. Un film sull’identità e la memoria, sul confronto con le ferite del passato e il difficile tentativo di essere liberi, ma anche una riflessione sul cinema.<br />
Bruno ripara proiettori cinematografici e vive in un camion, con cui raggiunge i suoi clienti: i cinema di provincia della Germania federale. Assiste al goffo tentativo di suicidio di Robert, che si è appena separato dalla moglie. I due restano insieme per alcuni giorni. Robert, ossessionato dalla figura del padre tipografo, che avrebbe rovinato la vita a lui e a sua madre, decide di andare a fargli visita per chiudere i conti con il passato. Non riuscendo a esprimersi a voce, compone il suo “J’accuse” alla linotype, sottoforma di un’edizione speciale del giornale locale pubblicato dal padre.<br />
Bruno invece è sospeso in un eterno presente, privo di un passato ma anche di una progettualità futura, che si renderà possibile solo tornando a immergersi nel corso del tempo, nella relazione con l’altro, a costo di mettere a rischio la propria identità e la propria libertà.<br />
A dover fare i conti con il passato, come è evidente dal dialogo di apertura tra Bruno e il gestore del cinema con un passato nel partito nazional-socialista, è chiamata del resto la Germania stessa. Una Germania profonda, fotografata in un mirabile bianco e nero, indistinguibile dal Midwest se non per le case a graticcio dei borghi che i protagonisti attraversano: la frontiera con la DDR come la “Frontiera”, i granai della Franconia come i granai dell’Indiana, le rive dell’Elba come quelle dell’Ohio. Un omaggio all’America e al cinema americano (“Gli americani ci hanno colonizzato il subconscio”), che Wenders rielabora nella sua personalissima maniera.</p>
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