I migliori film della nostra vita (con Toni Capuozzo)

Iniziamo questa nuova stagione de “I migliori film della nostra vita“, la nostra rubrica nella quale potete raccontarci le pellicole che piu’ vi hanno colpito ed affascinanto nella vostra vita cinematografica, e lo facciamo con un gradito ospite… Toni Capuozzo.

Toni
(http://tonicapuozzo.com/, https://www.facebook.com/pages/Toni-Capuozzo/41372465810)
ha accettato gentilmente di partecipare condividendo con noi le sue emozione cinematografiche.

Attualmente lo potete ascoltare sulla sua rubrica “Mezzi Toni” (Tgcom24, ore 20) e sul sempre interessante programma di approfondimento “Terra!” (Retequattro).

  

Devo ammettere che sono più appassionato di cinema che non di film.

Sono cresciuto in un piazzale in cui c’era un cinema che avrebbe dovuto essere qualcosa di più (il progetto anteguerra comprendeva un night sotterraneo e un bordello al primo piano), e campava vendendo con un unico biglietto l’appuntamento con “Lascia o Raddoppia” e il film successivo, con un gorgo di pubblico nell’intervallo, perché chi vedeva bene il televisore dalle prime file era poi condannato al torcicollo per guardare il film, rivincita per chi stava seduto file più indietro.

D’estate si ballava nel cortile del cinema, con un juke box come un altare, nel cavo di una grande conchiglia di cemento, e qualche volta al cinema arrivavano le riviste di Cecchelin e per chi conoscesse come la mia banda i sotterranei del cinema era possibile spiare lo spogliatoio di ballerine per niente anoressiche.

Conoscevo l’operatore del proiettore – la sua cabina era l’unico posto dove non si potesse fumare- e il ragazzo che vendeva le caramelle, un vassoio di legno a scomparti appeso al collo.

Era destino che un’estate finissi a fare la maschera.

 

Ma mi chiedete tre film, e allora:

 

1) “L’arpa birmana”, la storia di un monaco che raccoglie le spoglie dei caduti su un campo di battaglia. Ero molto piccolo, mi ci aveva portato mio padre, forse sbagliando film, e da grande ho spesso pensato di aver imparato in quel film l’esercizio della pietà.

 

 

2) “La grande guerra”: era il primo film di guerra senza eroi, e senza buoni e cattivi per definizione, senza scene che avremmo ripetuto nei nostri giochi di ragazzi, e per me è stata la fine dell’infanzia, con le sue linee nette come certi segni di gesso sull’asfalto.

 

 

3) “C’era una volta in America”: ero già grande naturalmente, ma non sono più riuscito a cancellare quello squillo del telefono nella fumeria d’oppio, come un richiamo distante alla realtà. Ed ho spesso utilizzato una risposta di Robert De Niro a chi gli chiede dove si sia ficcato in tutti quegli anni: “Sono andato a letto presto”.

 

 

 

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