Gianni Amelio racconta “Il primo uomo”

Mercoledi’ prossimo l’uscita degli Amicinema sarà dedicata all’ultimo film di Gianni Amelio “L’ultimo uomo“, tratto dal manoscritto incompiuto di Alberto Camus ritrovato tra i rottami dell’auto sulla quale trovo’ la morte il 4 gennaio 1960.
Su quella stesura originaria la figlia Catherine, dopo un meticoloso lavoro filologico, ricostruì il testo pubblicato nel 1994.

 

Amelio in questo ultimo mese ha girato molto l’Italia per presentare la sua ultima fatica (e se leggerete dopo capirete che questo termine non e’ messo a caso) e raccontare la genesi di questo progetto.

 

Ho accettato una sfida senza mai pensare a un confronto, che sarebbe stato impossibile.  So che il regista deve considerare il libro a cui si ispira uno stimolo e non un tema da illustrare, ma questa volta era diverso. Il primo uomo non è un romanzo di finzione ma un’opera autobiografica: non si trattava quindi di fedeltà a un testo letterario (questione opinabile) ma del rispetto per la vita di una persona. Inoltre non ho mai considerato Il primo uomo un libro ‘incompiuto’ ma l’espressione piena e coerente del pensiero di Camus, in linea con le sue opere più alte.

E solo una lettura superficiale potrebbe immaginarlo come un racconto nostalgico rivolto al passato. Penso invece che Il primo uomo sia un libro politico nel senso più ampio del termine, cioè urgente e profondo, un libro ‘necessario’ nel momento in cui è stato scritto, e non solo. Il primo uomo è l’intervento potente di un grande scrittore sulla tragedia del proprio Paese e del proprio tempo, la confessione che sgombra il campo da ogni sospetto di reticenza e di ambiguità rispetto alla guerra di liberazione algerina, di cui Camus ha faticato a liberarsi.

Ma nessuna autobiografia può appassionarci se non tocca in parte anche la nostra vita. Nell’infanzia di Camus ad Algeri ho ritrovato le tracce della mia Calabria nel secondo dopoguerra. A suo padre così ostinatamente cercato si è sovrapposta l’immagine di mio padre lontano e sconosciuto. La nonna e la madre sono diventate le stesse presenze quotidiane di quando ero bambino.
E così la sua scuola è diventata la mia scuola, il suo maestro il mio maestro. Non capita spesso a un regista di avere in dono una storia così alta da raccontare. Io ho voluto che diventasse anche la mia storia non per presunzione ma per umiltà. Ho fatto questo film per un atto d’amore
.”


Queste le parole del regista calabrese per spiegare il rispetto e il fervore con il quale si e’ accostato al libro. 


Gli stessi concetti sono stati espressi all’anteprima milanese del film del 19 aprile scorso presso il cinema Anteo: quel giorno come nostra inviata speciale era presente Caterina Landolfa che ha ascoltato attentamente la bella intervista di Paolo Mereghetti:


E’ stato un pomeriggio lungo e intenso dal punto di vista emotivo… una grande esperienza umana, cinematografica e culturale grazie ai riferimenti storici ed autobiografici degli autori del film. Avere il commento e le chiave interpretative del regista ti apre sul film una miriade di pensieri, riflessioni e spunti inediti che non avresti mai intuito individualmente, pur conoscendo benisissimo il film, l’autore del libro (Alberto Camus) e gli altri lavori di Amelio. L’incontro col regista è stato lunghissimo ed è impossibile fare un resoconto dettagliato… faccio quindi un piccolo riassunto delle cose più importanti dette dal regista.

Gianni Amelio ha innanzitutto spiegato che ci sono solo due copie del film in lingua originale (e’ stato girato in francese) per mancanza di fondi quindi nelle sale di Milano uscirà doppiato comunque da bravisismi attori come Favino, Rossi Stuart e Ricky Tognazzi.

Molte scene sono state da lui “copiate” da altri film (Pontecorvo ecc….), parole testuali che ha ripetuto più volte suscitando il divertimento di Mereghetti e del pubblico . In Algeria è stato accolto bene grazie al fatto che in quel paese vivono nel mito dei registi italiani come Visconti e Pontecorvo. E’ stato sottolineato il lato autobiografico che ha Amelio ha trovato nel film… molte frasi pronunciate dal bambino/protagonista sono le stesse pronunciate da piccolo dallo stesso Amelio quando interrogava la sua mamma sulla povertà (era povero come il protagonista).  Tralaltro anche la nonna di Amelio lo ha portato al cinema con lei….(mercoledi’ vedrete la scena) ed è andata esattamente come quella del film !!

Amelio, originario della Calabria e di umili origini,  è riuscito a frequentare le scuole medie grazie all’intercessione di una maestra, similmente nel film accadrà lo stesso ma con l’intervento di un maestro, persona cardine nella vita dello scrittore protagonista.

Si e’ parlato anche della lunghisisma “gestazione” del film: sono passati 5 anni perchè la produzione francese con la quale si è trovato malissimo continuava non solo a rimandare le riprese… ma sopratutto i luoghi delle riprese (Marocco, Tunisia, Algeria) disorientando il regista costretto a cambiare collaboratori e troupe cinematografica continumente…. Ci sono stati anche problemi con le istituzioni politiche per girare il film.

Infine si e’ accennato alla questione relativa al nulla osta al film da parte della figlia Catherina Camus che lo ha dato solo a film completamente finito!! E’ rimasta entusiasta per la veridicità delle scene e dei personaggi che rispecchiavano davvero il padre (Camus) e la madre dello scrittore (sua nonna).

 

Insomma come si puo’ capire dal racconto di Caterina la produzione di questo film e’ stata davvero complicata e faticosa.  Aggiungo che poi ci sono stati anche problemi per la partecipazione al Festival di Venezia dello scorso anno e “Il primo uomo” e’ finito al Toronto Film Festival (dove ha vinto comunque il Premio Fipresci, il premio della critica internazionale).


Ora mercoledi’ prossimo potremo finalmente verificare il risultato di tutto questo lavoro e dalle critiche delle maggiori testate del settore sembra che sarà veramente una bella esperienza.


Buon cinema a tutti !!!

 

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